
Brutta bestia l’invidia! Se poi il nemico (perché tale lo si
ritiene, altro che avversario…) dice cose che s’avvicinano alle idee del mondo
meridionalista, allora apriti cielo! E come si permette? Oltre che ad essere su
un carro che non è il mio ora annuncia idee e soluzioni che dovrebbero
inorgoglirmi se solo facesse parte della mia parrocchia? E ora che faccio? Che
dico? C’è il rischio di restare spiazzati…. leggo commenti interlocutori, d’attesa,
di condivisione parziale…. può essere pericoloso….. Qualcuno sospetta “chi sa
cosa ci sarà dietro… ma è credibile?” Già, ma non basta…. meglio andar giù duro
e costruire, con un tempismo che va riconosciuto, un teorema su provenienze e
appartenenze che ristabilisca le distanze! Meglio premunirsi… il terreno è il
mio e non si desiderano intrusioni… Questa insomma è la pochezza che rivela le
posizioni strumentali dei duri e puri dell’universo meridionalista, più vicino
a un piccolo mondo antico che ad un’auspicabile onestà intellettuale.
Innanzitutto andrebbe una volta e per sempre chiarito l’improprio uso ed abuso
del termine “meridionalista”. Basta parlare di Sud, risvegliare la memoria
storica, adagiarsi in nostalgie e propugnare fantomatiche restaurazioni
monarchiche, strumentalizzare case regnanti attualmente in stand by, rifarsi a
posizioni ultracattoliche e addirittura vandeane, favoleggiare su indipendenze
(ma solo e rigorosamente da dietro un pc o a propugnarle in convegni che vanno
dai 10 ai 20 partecipanti) per fregiarsi impropriamente della casacca e l’appellativo
di meridionalista! E no! Il meridionalismo è un’idea legalitaria di difesa
delle ragioni e del riscatto del Sud nata in un’Italia unita male e che
partendo da grandi personaggi come Gramsci si riaffaccia nel dopoguerra in un’Italia
repubblicana con altre figure come Dorso. S’addormenta dagli anni del boom
economico fino a circa una ventina d’anni fa e riprende vigore da qualche anno
fino ai nostri giorni. Piaccia o meno parla e richiede dignità perché il Sud
sia a pari condizioni e titoli delle altre zone e territori della penisola
italica. Tutto quello sopra citato c’entra come il cosiddetto “fico secco” con
ciò, ovvero con il meridionalismo. E’altra roba…. è un’altra parrocchia.

E a
tal proposito verrebbe da chiedersi : ma se sindaci o qualsivoglia figura
istituzionale e/o politica vengono, a mò d’attacco strumentale con l’obiettivo
di screditare in assenza d’argomentazioni serie, tacciate d’appartenere ad una
borghesia vomerese e/o posillipina (visto che è Napoli il luogo del contendere)
….i Lettieri, o ad esempio i Di Monda, a cosa appartenevano? Erano anche loro
borghesi o appartenevano e provenivano dalle suore di Maria?
Andrea Balìa
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