Il prossimo 15 febbraio a Bari, il Partito del Sud, invita gli uomini e le donne, i cittadini, i giovani, le associazioni, il mondo del lavoro e tutti coloro i quali hanno a cuore questa terra, a un momento nazionale di confronto e discussione: “Con il SUD si riparte: idee, progetti e programmi per una visione strategica di sviluppo del Paese”sabato 18 gennaio 2014
Con il SUD si riparte! Idee, progetti, programmi per il rilancio del Paese. Il 15 febbraio tutti a Bari !
Un appuntamento nazionale imperdibile per tutti i meridionalisti, per
tutti coloro che hanno veramente a cuore il SUD. Si riparte da Bari, per
un Sud che non ama il razzismo, le discriminazioni, il liberismo
sfrenato e condotto dalla finanza. Per chi mette l'uomo e la sua dignità
al centro di ogni sua azione. per chi crede che "Con il SUD si riparte
!"
Il prossimo 15 febbraio a Bari, il Partito del Sud, invita gli uomini e le donne, i cittadini, i giovani, le associazioni, il mondo del lavoro e tutti coloro i quali hanno a cuore questa terra, a un momento nazionale di confronto e discussione: “Con il SUD si riparte: idee, progetti e programmi per una visione strategica di sviluppo del Paese”
In fondo si sono sempre pensate politiche per il Sud e mai politiche da Sud, c’è sempre stato qualcun altro a indicare la ricetta e mai un progetto ideato, promosso e realizzato da Sud. Il Sud è sempre stato visto come incapace di pensare e di progettarsi, si è sempre pensato che avesse bisogno di qualcuno che creasse meccanismi per cui il Sud andava sfamato, ma mai si è pensato di lavorare per metterlo nelle condizioni di equipararsi e competere con il resto del Paese. E il Sud in tutto questo si è adagiato, si è quasi convinto di non essere, per DNA, in grado di competere con il Paese e in Europa. La storia, la cultura le economie, le enormi ricchezze di diverso genere che il sud dispone dimostrano che non è così. E’ anzi da qui, dal cuore del Mediterraneo che si riparte.
E’ questa la sfida che si vuole lanciare da Bari a tutto il Paese con la presentazione del documento “Con il SUD si riparte! Idee, progetti, programmi per il rilancio del Paese”.
Ci confronteremo con: cittadini, amministratori, politici, studiosi, rappresentanti del mondo del lavoro e dell’innovazione.
L’appuntamento è con tutti i cittadini, meridionalisti e non, che
vedono, nell’impegno politico chiaro e lontano da politiche
discriminatorie, razziste e liberiste di qualsiasi genere, una chance per il SUD.
Sarà un incontro contro ogni stereotipo o piagnisteo, sarà un primo passo verso una decisa inversione di tendenza.
L’appuntamento è a Bari a Palazzo di città il prossimo 15 febbraio alle ore 17,00.
Se vuoi dicci la tua !
n.b. : seguiranno dettagli
Fonte : Partito del Sud - Puglia
giovedì 16 gennaio 2014
Armi chimiche siriane verso il porto di Gioia Tauro.Nessuna consultazione con le autorità e la popolazione locale.La protesta del Partito del Sud.

di Natale Cuccurese
Confermate le peggiori previsioni, sarà il porto calabrese di Gioia Tauro quello nel quale transiteranno le armi chimiche provenienti dalla Siria che si trovano a bordo di quattro navi danesi e norvegesi. Annunciato dal capo dell'Opac (l'Organizzazione per la proibizione delle Armi Chimiche), Ahmet Uzumcu, la conferma è stata data dal ministro dei Trasporti Maurizio Lupi alle Commissioni riunite Affari esteri e Difesa di Camera e Senato. Il transito di circa 560 tonnellate di sostanze chimiche letali dovrebbe avvenire tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio e in non più che 48 ore. Il diplomatico turco ha assicurato che "è stata presa ogni misura possibile per un trasferimento sicuro: i rischi sono molto evidenti e abbiamo preso tutte le misure per ridurli al minimo".
Ma il sindaco di Gioia Tauro non ne sapeva nulla. "Non mi avevano informato. Mettono a repentaglio la mia vita. Se succede qualcosa la popolazione mi viene a prendere con un forcone", ha affermato il sindaco di Gioia Tauro Renato Bellofiore. "E' gravissimo, forse il ministro Bonino non sa cos'è la democrazia. E' la solita scelta calata dall'alto. Siamo considerati una popolazione di serie B. Tra l'altro, qui non c'è un'ospedale attrezzato". Preoccupato anche Domenico Madaffari, sindaco di San Ferdinando, il comune in cui ricade il 75% del porto, tutte le banchine: "Stiamo valutando di emettere un'ordinanza per chiudere il porto", ha detto.
Si apprende da fonti militari che la scelta sarebbe caduta su Gioia Tauro in quanto ritenuta una location particolarmente “tranquilla” sotto il profilo dell’ordine pubblico. Pare infatti che la principale preoccupazione delle autorità militari riguarderebbe il pericolo di contestazioni ed eventuali azioni di disturbo delle operazioni da parte dei movimenti pacifisti. Il porto reggino infatti sarebbe stato preferito ad altre località definite più “calde” come Livorno o Taranto. Per ogni evenienza le autorità militari sembrano aver individuato anche una soluzione alternativa a Gioia Tauro che dovrebbe essere il porto siciliano di Augusta, in provincia di Siracusa. Per le autorità invece sono pochi i timori legati ad incidenti nelle operazioni di trasbordo delle armi chimiche. Non è chiaro se domani, dopo l’annuncio ufficiale da parte del Ministro degli Esteri Emma Bonino, si conosceranno anche le eventuali misure di sicurezza che saranno adottate dalle autorità italiane in materia di tutela dell’ambiente e sicurezza dei cittadini. L’operazione resta infatti senza precedenti nel bacino del Mediterraneo e per ritrovare un carico di armi di questo tipo in transito dai porti italiani bisogna andare indietro alla guerra del Vietnam ed all’agente orange.
Questi i fatti riportati dalla stampa nazionale in questo concitato pomeriggio, resta evidente a tutti una realtà incontrovertibile, ancora una volta un'operazione ad alto rischio, come ammesso dal capo dell'Opac, sia per l'ambiente che per la popolazione locale, viene bellamente indirizzata verso Sud, cioè verso la colonia interna già usata infatti per l'incontrastato sversamento di miriadi di sostanze inquinanti negli ultimi vent'anni, come sta a dimostrare la vicenda della "Terra dei Fuochi" con le accuse nei confronti di organi dello stato e le dichiarazioni , ancora oggi senza nessuna smentita, del pentito Schiavone.
Addirittura fonti militari dicono apertamente che siamo considerati pecore ormai addomesticate e impossibilitate a reagire da 153 anni di repressione.
In tutto questo i parlamentari meridionali e calabresi presenti in parlamento non hanno nulla da obiettare, si adeguano vergognosamente, come sempre, accettando a capo chino e senza proferire parola i rischi per la popolazione.
Ci auguriamo solo che le parole delle autorità locali non siano solo di prammatica ma che venga messo in atto, con ogni possibile strumento democratico, un piano volto ad impedire questa ennesima imposizione dall'alto Mai come oggi risulta evidente la necessità di una presa di coscienza delle popolazioni dei propri diritti e della propria storia, nonchè della crescita rapida del nostro Partito su quei comuni, cioè un partito territoriale nato esclusivamente per fare gli interessi della propria gente non dovendo rispondere a logiche romane o del nord, al fine di far cessare al più presto questo stato di cose ed ogni tipo di prevaricazione.
Ci credono pecore, torneremo lupi!!
mercoledì 15 gennaio 2014
martedì 14 gennaio 2014
L'articolo di Giovanni Cutolo per Webnapoli24....
Parte la collaborazione mensile di Giovanni Cutolo con Webnapoli24 per la rubrica "Riflessioni meridionaliste"...
Le loro colpe e le nostre responsabilità
14 gennaio 2014
Nella
vita, in quella degli uomini come in quella dei popoli, alle volte si
vince e altre invece si perde. Occorre però sottolineare che si può
vincere bene o male, così come si può perdere bene o male. Alla luce di
questa premessa dovremmo convenire sul fatto che la vicenda storica che
condusse all’unità d’Italia soffrì, ha molto sofferto e ancora molto
soffre, del mediocre comportamento di entrambe i contendenti. Andrebbe
da parte nostra onestamente riconosciuto con autocritico coraggio il
fatto incontrovertibile che, se da un lato i piemontesi si comportarono
come dei pessimi vincitori, dall’altro noi napoletani fummo dei pessimi
perdenti, che si comportarono in maniera forse ancora peggiore. Resisto
alla tentazione di ritornare sulle malefatte e sulle innumerevoli prove
dell’inopportuna crudeltà dell’esercito piemontese in quella che fu a
tutti gli effetti una guerra civile e sulle ancora più numerose prove
della ottusità politica dei piemontesi come vincitori. Sono tutte cose
documentate, ampiamente descritte e variamente raccontate da autori come
Ciano, Di Fiore, Aprile, Patruno e tanti altri, meritori protagonisti
della stagione di quel nuovo revisionismo storico venuto alla ribalta da
una decina di anni a questa parte. Vorrei invece fare una riflessione
rispetto al comportamento tenuto da noi perdenti, napoletani e altre
genti del Sud, a partire dal momento in cui, centocinquantaquattro anni
fa, perdemmo la guerra e con essa un’indipendenza (?) durata oltre
settecento anni. Poco meno di centocinquanta anni prima, per l’esattezza
l’11 Settembre 1714, i catalani perdevano la loro indipendenza,
sconfitti militarmente dalle truppe spagnole guidate da Filippo V di
Borbone (sic!). Trecento anni fa i catalani persero la guerra contro gli
spagnoli e furono espropriati di quasi tutto; persero il diritto
all’autogoverno e con esso dovettero rinunciare all’utilizzo dei simboli
caratteristici della propria autonomia. Per oltre quarant’anni,
essendosi macchiati della colpa di aver combattuto contro la dittatura
franchista come catalani, ma anche e soprattutto come anarchici,
comunisti e socialisti, furono privati persino della bandiera, della
lingua e del diritto di riunione in numero superiore a cinque individui e
addirittura di danzare la sardana all’uscita dalla chiesa la
domenica. Trecento anni fa i catalani persero militarmente ma non
civilmente, essendo riusciti a conservare sino a oggi un diffuso e
orgoglioso senso di appartenenza che li ha aiutati a rimanere catalani.
Da oltre cento anni in Catalogna l’11 Settembre è giornata di festa
(sic!) per ricordare la sconfitta, ripeto, la sconfitta subita nel 1714!
Nelle scuole di Barcellona, dalle materne all’Università si parla e si
studia in catalano e lo spagnolo è obbligatorio, ma è la seconda lingua
soltanto. Oggi la Catalogna gode di una notevole autonomia ma ancora si
batte per ottenere il riconoscimento di nazione e l’indipendenza e poi,
chissà, riunirsi alla Spagna all’interno di un nuovo patto
federale. Sono passati trecento anni e i catalani continuano a lottare
politicamente e, per conservare la propria memoria storica, continuano a
celebrare una sconfitta!!! E noi?Giovanni Cutolo
lunedì 13 gennaio 2014
De Magistris ha la maggioranza dei consensi, nonostante l'isolamento politico !
Politics for Dummies
Il blog di Alessio Postiglione
De Magistris ha la maggioranza dei consensi, nonostante l’isolamento politico
Posted on | January 13, 2014 | No Comments
Secondo l’ultimo sondaggio Ipr marketing pubblicato oggi dal
Sole24Ore, il consenso di Luigi de Magistris alla guida di Napoli è
pari al 51% degli elettori, la maggioranza assoluta degli aventi
diritto. Un ottimo risultato, come quello ottenuto a Milano da Giuliano
Pisapia, e ben più di quanto raccolto da sindaci come Pizzarotti a
Parma, Orsoni a Venezia, Merola a Bologna e Doria a Genova.

Alcune considerazioni: solo superficialmente una parte del
larghissimo consenso guadagnato da de Magistris due anni fa in occasione
delle amministrative che lo portarono sullo scranno più alto di Palazzo
san Giacomo è stato eroso. Il sindaco mantiene ancora la maggioranza
assoluta, tale da poter nuovamente essere rieletto alla carica di primo
cittadino, indipendentemente dalla maggioranza politica di sostegno.
Egli è riuscito inoltre a costruire un consenso che va ben al di là
della somma delle preferenze dei suoi partiti di riferimento; consenso
che perdura ancora oggi, a due anni dalle elezioni e nonostante la reiterata opposizione di Pd e Sel alla sua esperienza amministrativa.
Nonostante l’isolamento politico e i desiderata dei partiti,
dunque, de Magistris è ancora il sindaco voluto dalla maggioranza dei
napoletani.
L’indipendenza dai partiti confermata dall’ultima rivelazione, in
particolare, più che evidenziare una perdita del consenso di de
Magistris, ne segnala addirittura il rafforzamento: un rafforzamento
personale e indipendente dai giochi delle segreterie.
Il grande risultato delle elezioni fu infatti possibile solo perché molti cittadini votarono contro Lettieri
al secondo turno: alla vittoria di de Magistris contribuirono dunque
sia gli elettori del Pd sia, in parte, dello stesso Pdl o di altre
formazioni centriste. Un exploit che garantì all’ex magistrato un raddoppio rispetto al risultato più modesto del primo turno, e che più fedelmente misurava il suo appeal sull’elettorato.
Considerando che in questi anni la maggioranza politica di de
Magistris non è giunta ad includere formalmente il Pd, che anzi non
perde occasione per rivendicare la sua opposizione al primo cittadino
napoletano, il 51% del gradimento del sindaco continua a rappresentare
un unicum politico, alimentato da elettori di centro o del Pd, in difformità con i dettami dei propri partiti.
De Magistris vanta, infatti, una maggioranza superiore ad altri
sindaci “scassatori”, come Pizzarotti, o “arancioni”, come Doria. Con la
notevole differenza che Doria o Pisapia si collocano nell’alveo di
esperienze che assommavano e assommano alle liste civiche arancioni partiti come Pd e Sel, che a Napoli, invece, fanno opposizione.
L’opposizione di questi partiti a de Magistris, dunque, è irrilevante ai fini del consenso al sindaco napoletano
e, anzi, sembra essere una scelta chiaramente bocciata da quegli
elettori di centro-sinistra che continuano a preferire il sindaco
nonostante le indicazioni dei partiti di appartenenza.
Il risultato del sindaco con la bandana, infine, è ancora più
straordinario se si pensa che tale maggioranza assoluta è stata
registrata all’apice di una crisi congiunturale, e nell’ambito dello
scenario napoletano, caratterizzato dal quasi fallimento del Comune e
delle partecipate, in un contesto di assenza di risorse che ha
oggettivamente impedito a de Magistris di realizzare alcune sue promesse
della campagna elettorale; come l’estensione del porta a porta a tutta
la città.
Il sondaggio Ipr Mkt dimostra che i cittadini hanno capito che molte
delle difficoltà affrontate dalla giunta napoletana non sono diretta
responsabilità del sindaco ma sono anzi imputabili a quei partiti che lo
hanno preceduto. Partiti, infatti, “puniti dal voto”, dato che tanti
elettori del Pd continuano a sostenere de Magistris in modo
maggioritario, nonostante la posizione ufficiale delle segreterie.
In questo scenario, un ventilato avvicinamento del Pd a de Magistris è utile – dal punto di vista prettamente politico-elettorale – non tanto al sindaco, quanto soprattutto al Pd.
In cambio, de Magistris risolverebbe positivamente l’isolamento politico nel quale si trova che, seppur non produca reali sfaldamenti del suo consenso oggi, potrebbe risultare un elemento di debolezza in futuro.
In cambio, de Magistris risolverebbe positivamente l’isolamento politico nel quale si trova che, seppur non produca reali sfaldamenti del suo consenso oggi, potrebbe risultare un elemento di debolezza in futuro.
Un fronte unico di sinistra, comunque, sarebbe possibile ma anche auspicabile, perché garantirebbe una vittoria certa di una nuova alleanza arancione-Italia bene comune alle prossime amministrative.
Ovviamente, in attesa di sapere chi il centro-destra potrebbe alternativamente candidare a Napoli contro il sindaco uscente.
Il Sud deve potersi difendere in TV, venga istituita una par condicio geografica !

Le continue esternazioni del neo segretario della Lega Nord Salvini, e
anche di altri esponenti politici del nord non necessariamente leghisti,
contro gli sprechi del Sud, contro un sud che non lavora, che non paga
le autostrade, che si fa assistere, che evade praticamente da solo come
parte del paese, hanno riportato d’attualità, dal nostro...
Le
continue esternazioni del neo segretario della Lega Nord Salvini, e
anche di altri esponenti politici del nord non necessariamente leghisti,
contro gli sprechi del Sud, contro un sud che non lavora, che non paga
le autostrade, che si fa assistere, che evade praticamente da solo come
parte del paese, hanno riportato d’attualità, dal nostro punto di vista,
il tema della Par Condicio televisiva e più in generale sui mezzi di
comunicazione. Non è possibile, come sta avvenendo in questi giorni nei
TG e nei programmi di informazione, sentire sostanzialmente dei
monologhi senza contraddittorio, che hann rispolverato tutto il
repertorio dei luoghi comuni del carroccio (e non solo del carroccio
purtroppo) contro il Sud e i suoi cittadini. Non è possibile che si
consenta, sia pure nella libertà di espressione e di pensiero che è
garantita nel nostro paese, a personaggi di questo genere di parlare
contro un’altra parte del paese e contro un’altra parte dei suoi
cittadini che, secondo il leghista pensiero, devono vergognarsi
semplicemente per il fatto di essere nati o di vivere al sud.
Qui non si tratta più di garantire par condicio tra opposte fazioni
politiche, ma di garantire la possibilità quantomeno di difesa a vere e
proprie categorie sociali che in questo caso potremmo individuare nei
cittadini italiani nati a sud.
Se c’è qualcuno che può parlare liberamente contro categorie
“geografiche” (e non contro schieramenti politici) di cittadini queste
categorie geografiche e quindi anche sociali devono essere messe in
grado di partecipare al contraddittorio a prescindere dalla loro
presenza o meno in parlamento.
Non si possono raccogliere interviste, mandarle su reti a diffusione
nazionale dove si denigrano territori e non consentire ad essi una
energica difesa. Non si può far parlare, ad esempio, del pedaggio della
Salerno Reggio Calabria e non raccontare che tipo di autostrada è (in
molti casi senza corsie di emergenza, in altri ad una sola corsia ecc.),
in contesto di servizi è presente e cioè assenza di una viabilità
ordinaria degna di questo nome e “concorrenziale”, assenza di un
trasporto ferroviario degno di questo nome, eccetera eccetera. Se queste
cose i politici dei partiti di schieramento non sono in grado di dirle o
non se la sentono, bisogna consentire alle forze politiche che hanno a
cuore questi territori di dire la loro. In questo caso chiediamo un
cambiamento della normativa sulla cosiddetta “par condicio”.
Ogni competizione elettorale punta a rigenerare e a cambiare la
rappresentanza politica nell’assemblea politica di riferimento e, per
questo, è del tutto sbagliato il principio che garantisce la presenza
sui media solo a chi è già presente in quell’assemblea, o solo, a
campagna elettorale cominciata e solo a chi ha presentato le liste. Tra
una campagna elettorale e un’altra ci sono mesi, anni di non campagna
elettorale nei quali ai cittadini italiani, a tutti i cittadini
italiani, viene proposto un vero e proprio lavaggio del cervello.
Questa situazione deve cambiare, questi atteggiamenti devono cambiare, queste normative devono cambiare.
Del resto una delle macro aree di intervento e garanzia dell’AGCOM
(autorità per la garanzia nelle comunicazioni) rispetto al monitoraggio
sui media dice che bisogna garantire:“Pluralismo
sociale e politico: verifica dello “spazio” che i soggetti
rappresentativi delle diverse articolazioni della società hanno nella
programmazione e il tempo che dedicano alla trattazione dei diversi temi
oggetto di dibattito pubblico”…
Ora,
visto che qualcuno accomuna i cittadini del sud a una categoria da
attaccare, è chiaro che questa categoria (sociale) ha diritto a una
difesa.
Il Partito del Sud chiede che questo principio venga garantito in primis dall’AGCOM.
mercoledì 8 gennaio 2014
Report Mostra "Briganti" al Museo PAN di Napoli....
Stasera s'è inaugurata la Mostra "Briganti" al Museo PAN di Napoli. 8 stendardi con le immagini scendevano all'esterno sulle finestre della facciata del palazzo più il grande banner dell'evento. All'interno della sala detta "pianoforte" altre opere singole degli artisti. Folta e interessata presenza di pubblico. Abbiamo incontrato e ringraziato l'organizzatore Beppe Palomba e il direttore e nostro socio onorario Fabio Pascapè, che con l'autorizzazione e condivisione dell'assessore alla cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, hanno curato e permesso questa meritoria e significativa iniziativa.
Andrea Balìa
PARTITO DEL SUD PRESENTE ! ! !
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