...per il recupero della memoria storica, per la difesa, il riscatto ed il futuro del popolo meridionale, per una vera rappresentatività politica del Sud...

mercoledì 5 maggio 2010

INFORMAZIONE :

Nella classifica Hoepli della saggistica, il libro di Pino
Aprile "Terroni" è primo in classifica, alle sue spalle, un
altro grande scrittore meridionale, Saviano !
Fonte : Antonio Ciano
Un grande ANTONIO CIANO su Radio 24

Un Grandissimo Antonio Ciano attaccando a testa bassa e senza remore ha imposto il "taglio" alla trasmissione, obbligando gli intervenuti a parlare degli argomenti che ci stanno a cuore.
GRANDE GRANDISSIMO MITICO CIANO !! AVANTI SUD!!

Ecco la registrazione della trasmissione di radio 24...... dal minuto 32:40
Un GRANDISSIMO ANTONIO CIANO !!


Il Tema della trasmissione
150° Unità d’Italia, Bossi: “Celebrazioni inutili e retoriche”. Siete d’accordo?L’avvio delle celebrazioni per il 150°anniversario dell’Unità d’Italia divide la politica. Il 5 maggio dallo scoglio di Quarto a Genova il presidente della Repubblica darà l’avvio ai festeggiamenti, ma la Lega Nord probabilmente non ci sarà. “Mi sembrano le solite cose un po’ inutili e retoriche, ma se Napolitano mi chiama, ci andrò” – ha dichiarato Umberto Bossi, creando polemica all’interno della stessa maggioranza. Il presidente della Camera Fini oltre a stigmatizzare il comportamento dell’alleato leghista, chiede infatti anche al suo partito, il Pdl, di prendere iniziative per celebrare l’anniversario dell’Unità.
Pubblicato da NON MI ARRENDO a 5/05/2010 09:18:00 AM 0 commenti
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martedì 4 maggio 2010

COME DILETTANTI ALLO SBARAGLIO
( da Rifondazione Borbonica)

In risposta al vostro articolo del 01/05/2010 Corriere della Sera

Carissimi Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella,
con grande rammarico apprendo il perpetrarsi della vostra infausta opera a-storica, propinata ciclicamente come un fastidioso katamenia. Proprio non capisco perchè due ottime penne come le vostre, abili nello scrivere di politica e di economia, siano state prestate ad una narrazione apologetica di un fantomatico risorgimento da sussidiario. Se non fosse notoria la vostra fama giornalistica, si potrebbe essere erroneamente indotti nel credere che si tratti di opera di un servus callidus. Trovo disdicevole che due giornalisti di alto lignaggio come lor signori, sembrino utilizzare un fare da "bravi" di manzoniana memoria nei riguardi di individui rei di non condividere le altrui certezze storiche (perchè voi siete storici, vero?). Non trovo dignitoso aprire il fuoco su persone inermi, per di più da una posizione avvantaggiata e protetta quale può essere il vostro giornale. Non trovo leale contare sull'impossibilità di replica delle suddette vittime, non potendo esse usufruire dei vostri potenti mezzi di divulgazione. E' chiaro che un confronto storico vero a voi non interessi, sembra che la patente da giornalisti vi autorizzi a parlare dell'intero universo mondo, senza dover dimostrare quanto statuite, senza dover affrontare un maturo contraddittorio. Non scenderò nei dettagli del vostro articolo, perchè lo reputo un vano dispendio di tempo e di energie. Mi limiterò solo a chiarire alcuni punti: 1) La lega esprime un versione storiografica strumentale, volta solo al conseguimento dei propri scopi politici e che nulla ha a che fare con il revisionismo storico. 2) Repetita iuvant, i cognomi non si volgono al plurale, quindi si dice Borbone e non Borboni, ditelo anche a Galli della Loggia, che incorre nel vostro stesso errore grammaticale. 3) Offendere e ridicolizzare soldati che sono morti per la difesa della loro patria e della legittima sovranità dello stato a cui avevano prestato giuramento di fedeltà, sembrerebbe denotare una mancata percezione del senso dell'onore da parte di chi afferma tale ignominia. 4) Il grande traditore Pisacane, fu inforcato dai contadini di Sapri e Sanza, dimostrazione che i villici non avevano necessità di essere liberati nè da lui, nè da altri. Fu anche vile perchè si suicidò, non per niente è diventato un eroe nazionale. 5) La fortezza di Civitella del Tronto mi risulta fu assediata dal 26 ottobre 1860 al 20 marzo 1861 e i cannoneggiamenti non durarono solo 3 giorni. 6) Il generale Ferdinando Pinelli era solo un macellaio, infatti è un altro eroe nazionale. A mio modesto avviso tutto il resto dell'articolo non merita precisazioni perchè erroneo. Se un Socrate "sapeva di non sapere", forse un sano e salubre bagnetto di umiltà lo potreste fare pure voi. Cordiali saluti e alla prossima.
Sergio
"Tutte le verità attraversano tre fasi: prima le si mette in ridicolo, poi vengono attaccate violentemente, e infine vengono accettate come ovvie"
Arthur Schopenhauer

Fonte : http://rifondazioneborbonica.splinder.com/
La Banca(rella) del Mezzogiorno. Come vendere il fumo a chi non ha carne per l'arrosto.

di Marco Esposito


Il 25 marzo è iniziato il tavolo tecnico per la definizione di cosa farà e cosa sarà la Banca del Mezzogiorno. Al tavolo partecipano praticamente tutti. E il motivo non può che essere che ci sarà da mangiare per tutti.
Inizio analizzando quel poco che ci dice il Governo sui compiti della furura Banca(rella), per poi passare in rassegna chi è stato preposto a questa importante opera, perchè talvolta il buongiorno si vede dal mattino.
Sarà una Banca di Secondo livello, ovvero non avrà sportelli, non potrà quindi concedere fidi di conto corrente. Per chi non l'avesse capito, è inutile sperare che adesso ci sia più credito per le PMI meridionali, quello della Banca del Mezzogiorno sarebbe solo un effetto indiretto. Potrà però concedere "credito agevolato e credito agrario". Questa è una cosa che le banche presenti sul territorio già fanno. Inoltre il credito agevolato passa attraverso anche altri veicoli (le Regioni, la società Invitalia, i Mediocrediti delle varie banche, etc..), mentre il "credito agrario" riguarderebbe il 3-4 % del PIL meridionale. Forse lo slogan sarà: "più zucchine per tutti!"
Fornirà aria fritta alle banche socie. La chiamano "consulenza" fornita dalla Banca del Mezzogiorno ma, a naso, sarà il solito sistema per garantire soldi agli amici degli amici. Vediamo perchè è aria fritta. Le banche socie, così come individuate dall'art. 2 comma 165 e seguenti, sono le Banche di Credito Cooperativo e Banca Poste S.p.a., indicate come i "soggetti promotori e principali attuatori." Orbene, queste due realtà c'entrano con le PMI come i cavoli a merenda, la Banca Poste S.p.a. perchè raccoglie depositi ma non concede fidi. Le PMI non aprono solitamente conti correnti presso le Poste, quindi non si tratta di una banca in senso stretto, ovvero non svolge l'opera di intermediazione creditizia. Inoltre l'operatività delle Poste è tale che scoraggerebbe qualsiasi imprenditore: lunghe code agli sportelli, lenta interfaccia con il resto del sistema bancario, etc. Le banche di Credito Cooperativo invece hanno 650 sportelli in tutto il Meridione (su un totale di 6.444), e raramente nelle grandi città, dove generalmente si concentrano i servizi di terziario evoluto. Sorvolo sul sistema creditizio delle Banche di Credito Cooperativo, che pagano poche tasse sugli utili, ma che non li possono distribuire ai soci, per cui si inventano “viaggi vacanza premio per i soci”, ma che non hanno alcun incentivo a crescere. Quindi la Banca(rella) del Mezzogiorno fornirà consulenza a chi non è presente o non è interessato a crescere (le BCC), o a chi non è in grado di fornire alcunchè di quanto richiesto dalle PMI, che non utilizzano le Poste nemmeno per i servizi postali.
Veniamo ai punti interessanti: "Emissione di titoli per progetti infrastrutturali". Banalizzando potremmo dire "obbligazioni per costruire le rotatorie". Forse non sarà così, ma non si capisce perchè il sindaco di Giugliano in Campania debba farsi prestare i soldi dalle banche per, ad esempio, asfaltare la strada che passa fuori casa mia, anziché farsene carico nel bilancio comunale. Forse perchè, a pagina 8 del documento di sintesi c'è scritto che "In casi particolari queste emissioni potrebbero essere effettuate per finanziare infrastrutture senza impattare sul debito pubblico". Ovvero, potrei acquistare dei titoli a un tasso di favore del 5%, pensando di fare un affare, poi questi titoli finanziano il Ponte dello Stretto di Messina. Così non si aumenta il deficit pubblico, ma chi compra queste obbligazioni potrebbe trovarsi con carta straccia. Le obbligazioni Alitalia dovrebbero aver insegnato qualcosa.
Qualcuno dirà: sei un malfidato, e scrivi un sacco di sciocchezze su scenari improbabili. Io rispondo che ho imparato dalla storia. Ma anche dal presente, perché sono andato a vedere (dato che è informazione pubblica) chi sono i componenti del Comitato Promotore, cioè quelli che daranno l'indirizzo a questa Banca(rella). Quali sono gli altissimi profili professionali che sono stati chiamati a sviluppare il Mezzogiorno, riuscendo laddove hanno fallito tutti? Volendo fare un gioco potrei cominciare ad eliminare tutti i componenti che hanno poco o nulla di formazione bancaria e d economica, quindi coloro i quali potrebbero avere difficoltà a stabilire compiti, indirizzi e norme di funzionamento, quindi comincerei dai presidenti delle federazioni della banche di Credito Cooperativo. Questi non sono dei banchieri in senso stretto, sono dei "rappresentanti", talvolta diretta emanazione politica degli equilibri politici del territorio; poi c'è il Presidente di ISMEA (non dimenticate: più zucchine per tutti!), l'AD di Poste Italiane S.p.a., ovvero un manager di nomina pubblica, ma non certamente un esperto di banche e mercati finanziari,un professore associato di diritto dei mercati finanziari dell'Università di Teramo la cui principale expertise sembra quella di avere buoni contatti (qui la sua storia), e il rappresentante del Ministero dell'Economia, quest'ultimo è probabilmente il più preparato. Poi la ciliegina sulla torta: la Dott.sa Rosa Maria Caprino, di cui il Governo ci dice che è "imprenditrice". Peccato che la Dott.sa Caprino sia tutto, fuorchè imprenditrice: la ditta di famiglia la inserisce nell'ufficio amministrativo, oltre che nel CDA, ma definirla imprenditrice mi sembra esagerato, anche perchè lei si qualifica come appartenente all'Università di Salerno, oltre che socia di una Banca di Credito Cooperativo, che ha requisiti minimi di capitale per diventare socio. Insomma, tutto fuorchè imprenditrice. Quindi il Governo (o l'estensore del Documento di Sintesi) o non sa di chi sta parlando, o mente. Appunto: il buongiorno si vede dal mattino... ovvero il destino della Banca del Mezzogiorno (il migliore strumento per coprire il divario Nord-Sud.....) nelle mani di persone che sono sicuramente capacissime, ma non nel campo in cui è richiesta la preparazione specifica. Affidereste l'ultimo modello di aereoplano, con voi a bordo, a un grande steward ?
Infine la nota di colore sull'informazione italiana: Il Sole 24 Ore, il maggiore quotidiano economico italiano ci fornisce questo quadro della Banca(rella) del Mezzogiorno. Degno di nota questo paragrafo:
Questo gigante, oltre alla distribuzione delle garanzie alle Pmi e a servizi di consulenza, farà impieghi a medio-lungo termine e raccolta emettendo speciali obbligazioni garantite dallo Stato oppure, in questo caso come qualsiasi altra banca, titoli obbligazionari mirati ai piccoli risparmiatori con fiscalità agevolata (5% invece del 12,50 per cento).
Riassumendo, nascerà una creatura spuria che non si può assolutamente chiamare Banca, perché, semplicemente non lo è, che non servirà alle PMI, e che quindi non intaccherà i meccanismi di mercato che rendono il rischio/costo del credito più alto al Mezzogiorno che nel resto del paese. Inoltre non inciderà sull'attuale assetto finanziario del Mezzogiorno, che vede un flusso costante di depositi trasformarsi in impieghi al Nord (a nessuno sembra venire in mente che il denaro va laddove esso è più produttivo e i suoi rendimenti attesi maggiori, al netto del rischio). Potrebbe servire a "finanziare le attività infrastrutturali", peraltro senza incidere, tecnicamente, sul debito pubblico, ovvero la finanza creativa ai suoi massimi livelli: creo un veicolo finanziario spurio, semipubblico, gli faccio finanziare opere pubbliche il cui ritorno economico atteso è nullo, o altamente improbabile, ma di tutto ciò non ci sarà traccia nel bilancio dello Stato. Le similutidini fra Giappone e Italia cominciano a inquietarmi.
Last, but not least: una cosa simile c'è già. Tornando al titolo: tanto fumo (una banca che non è una banca, un comitato promotore che non è composto da esperti) per chi, da tempo, non ha nemmeno l'arrosto.
Napolitania
Fonte:noiseFromAmerika

lunedì 3 maggio 2010

da LETTERA NAPOLETANA
n. 27 Aprile 2010

SUD : L'EX DC SCOTTI
SI SCOPRE
LEADER MERIDIONALISTA...


(Lettera Napoletana) C’è un nuovo aspirante alla guida di un “partito del Sud”, è l’ex ministro democristiano Enzo Scotti, 77 anni, attualmente sottosegretario agli esteri nel governo Berlusconi. Scotti ha avanzato con un articolo sul Corriere del Mezzogiorno (15.4.2010) la sua candidatura a “leader meridionalista”. «Con cinque parlamentari – ha scritto l’ex ministro democristiano – abbiamo avviato la costruzione di un Movimento denominato “Libertà e Autonomia-Noi Sud” per un nuovo meridionalismo nazionale». Per comprendere a quale “meridionalismo”pensi Scotti basta questa citazione del suo articolo: «La storia della questione meridionale ha evidenziato l’esistenza di due diversi e radicalmente contrapposti movimenti culturali e politici. Da una parte il ribellismo ed il rivendicazionismo anti-unitario e dall’altra quello definito il “nuovo meridionalismo” al quale hanno contribuito in modo determinante non solo le migliori espressioni della cultura del Sud ma anche uomini della grande tradizione dell’Illuminismo lombardo». A parte la confusione temporale tra Illuminismo e questione meridionale, la classificazione di Scotti è significativa: la resistenza nazionale e religiosa che fu bollata come brigantaggio dai sostenitori dell’unificazione italiana è definita “ribellismo e rivendicazionismo anti-unitario”. Mentre - assicura l’ex ministro Dc - «è stato grazie al “nuovo meridionalismo”, alle sue intuizioni, alle sue proposte e alla sue realizzazioni che abbiamo avuto la migliore politica nazionale per il Mezzogiorno». Il “nuovo meridionalismo” del quale parla Scotti sarebbe quello dell’“intervento straordinario nel Mezzogiorno”(1950-1992) avviato con la legge 646/1950 che istituì la Cassa per il Mezzogiorno.Fu proprio la gestione dei flussi di spesa pubblica destinati ad infrastrutture ed opere pubbliche nelle regioni del Sud che fece nascere e rafforzò il ceto politico meridionale subalterno e parassitario al quale appartiene l’ex ministro della Dc. La forza politica di esponenti di partito come Scotti, Gava, Pomicino, Di Donato, Di Lorenzo, e poi di Bassolino, si è fondata proprio sulla possibilità di intercettare risorse consistenti di denaro pubblico, di orientare appalti e commesse pubbliche per organizzare le proprie clientele.Eletto sindaco di Napoli nel 1984, Scotti si dimise dopo appena 100 giorni (30 aprile-5 agosto 1984) fallendo clamorosamente la prova di governo della città.Alleato di Antonio Gava nella “corrente del Golfo”, uno degli spezzoni più importanti della componente dorotea della Dc negli anni ’80, Scotti riuscì a diventare ministro degli Esteri, del Lavoro, degli Interni, dei Beni culturali, ed infine ministro degli Interni. Da ministro dei Beni culturali fu lui, nel 1975, a fare acquistare dallo Stato Palazzo Serra di Cassano e ad assegnarlo all’avvocato Gerardo Marotta, per farne la sede dell’Istituto per gli studi filosofici, centro di cultura neo-illuminista e giacobina, che ha alimentato negli anni scorsi la disinformazione sulla “Repubblica partenopea” del 1799 e del quale il Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, Pierre Lambicchi, ha fatto il pubblico elogio, ricordandone lo “speciale rapporto” esistente con la Massoneria. (cfr. Lettera Napoletana 24/2010).Dopo un periodo di ritiro dalla politica, successivo alle inchieste di “Tangentopoli”, ed alcuni tentativi falliti di promuovere liste elettorali, Scotti nel 2008 è riapparso nel Mpa (Movimento per l’Autonomia) di un altro ex democristiano, Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, diventando sottosegretario nel governo Berlusconi. Espulso nel gennaio scorso dal Movimento di Lombardo, ha fondato “Noi Sud” e adesso annuncia che il Sud ha un nuovo leader… (LN27/10).
Fonte : Lettera Napoletana - periodico d'informazione dell'Editoriale "Il Giglio".
Pubblicato da NON MI ARRENDO a 5/02/2010 12:25:00 PM 0 commenti
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domenica 2 maggio 2010

Nel 2000 il periodico "L'indipendenza" rivolse una serie di domande al maestro Nicola Zitara su una serie di argomenti.
Tra le mirabili risposte riportiamo quella sul federalismo con un titolo che è tutto un programma.

"LO STRONZOBOSSISMO"

"Secondo te né il federalismo dì Bossi né quello fiscale e berlusconiano di Tremonti conchiuderebbero meno che niente, perché concernenti le uscite fiscali e, nella migliore delle ipotesi, le entrate e le uscite erariali. Riteniamo - smentiscici in caso contrario - che tu non riponga alcuna fiducia nemmeno nel "federalismo fiscale" prefigurato dal centrosinistra. In che senso ritieni che i veri problemi riguardano l'economia privata: produzione, concorrenza, scambi, capitale. credito, moneta, produttività del lavoro e del sistema nel suo complesso?"
Che federalismo è mai questo che ripartisce le entrate fiscali, in modo che le regioni ricche possono spendere di più senza aumentarsi le tasse? Un federalismo che assegna il gettito dell'IVA alla regione che incassa e non a quella che la paga? "Ma fatemi il piacere, fatemi…!", diceva l'intramontabile Totò". C'è molta gente del Sud che ha fatto il militare a Cuneo. Il sottoscritto fra gli altri, e se ne vanta.
La sola versione di federalismo che farebbe al caso nostro è quella che ripartisce le banche nazionali, le industrie nazionali, il turismo nazionale e straniero, la Scala di Milano, l'Arena di Verona, i mesi di pioggia, la Galleria degli Uffizi e magari il Colosseo, un tanto per regione. Dal canto nostro potremmo dare una quota parte delle giornate di sole e di quelle di scirocco, qualche milione di disoccupati e perfino una gamba dei Bronzi di Riace.
In verità il nostro problema riguarda ben altre cose che il fisco. Per esempio gli impedimenti che l'economia privata subisce dal confronto perdente con le economie evolute; la formazione e l'uso del surplus sociale; la forma d'aiuto che si dà a chi perde il lavoro; le regole che disciplinano il mercato, e chi ha il diritto di dettarle; la stessa legge, che appare uguale solo per chi ruba al popolo e diseguale per i ladri di polli; il traguardo esistenziale, che si presenta equo per chi lavora in banca, al servizio dell'usura, e iniquo per chi ha spinto per tutta la vita la carretta.
Alle vicende relative alla genesi sbilanciata del mercato unico nazionale ho già accennato, forse quanto bastava ad annoiare il lettore. Con la speranza di non essere picchiato a sangue, oso aggiungere delle pagine su fatti meno antichi.
Il tentativo che lo Stato italiano fece, a partire dagli anni cinquanta, per riparare a qualcuno dei guasti provocati da una politica imbecille e malvagia - intendo dire proprio una politica così sciocca da ammazzare la gallina dalle uova d'oro - assunse la tipologia dell'intervento speciale. La Cassa per l'intervento straordinario nel Mezzogiorno prese dichiaratamente abiti rooseveltiani, da Tennessee Valley, con il professor Rostow accampato a Roma, a misurare la pressione al Sud.
Veramente, in tale circostanza, la straordinarietà era tutta nella tabularità delle azioni rispetto a un fine, che poi non fu in effetti raggiunto. Per il resto, l'intervento, straordinario non fu; ma solo l'ordinaria politica che qualunque Stato, che non fosse miserabile come quello italiano, avrebbe fatto. Straordinario dunque solo per il metodo, e forse anche per il fatto che, per la prima volta nella storia italiana, lo Stato nordista veniva a dare e non a prendere.
A distanza di trent'anni si deve onestamente ammettere che, al principio, la Cassa non fu solo una grancassa. Nella prima fase conseguì i risultati che si prefiggeva. In appresso, costretto il governo a rimangiatasi una larga parte del progetto, non conseguì i risultati che non si prefiggeva più, sebbene continuasse a strombazzarli, onde portare voti ai partiti di centrosinistra. Comunque, nel giro di dieci o quindici anni, il Sud ebbe la luce e l'acqua dove non c'erano; e dove c'erano già, li ebbe a immagine e simiglianza della madrepatria padana. E poi centrali elettriche, strade, edifici scolastici, ospedali, attrezzature sportive ecc. La profusione di cemento e le architetture moderne cambiarono il volto dell'ambiente urbano, tanto che i contemporanei s'illusero che ci sarebbero stati altro lavoro e nuove produzioni.
La mancanza di occupazioni era il male più doloroso. Le nuove e diffuse assunzioni clientelari, che coincisero con l'arrivo delle opere pubbliche, configurarono un modello nuovo (e scorretto) di occupazione; nuovo per la strada che bisognava percorrere onde arrivarci, e nuovo in quanto, più che di un lavoro, si trattava di uno stipendio così generoso che, in un ambiente dove i privati, per campare, lavoravano dieci e dodici ore al giorno, pareva un regalo.
L'intervento si estese anche all'agricoltura e all'industria. Nel settore primario si ebbe la riscoperta delle pianure e delle terre vallive (la cosiddetta polpa), dove furono realizzate opere stabili di notevole consistenza e furono riportate alla produzione terre antiche, abbandonate da millenni (per esempio il Metapontino e la Sibaritide). Purtroppo, l'intervento in agricoltura entrò in contraddizione con la politica economica nazionale. Infatti, mentre la Cassa puntava alle colture alberate, e in particolare agli agrumi, a livello di politica comunitaria erano le industrie meccaniche - la FIAT e gli altri produttori di macchinari - a dettare legge. Ora, le mire espansionistiche di tale comparto s'indirizzavano verso i paesi del Mediterraneo, in particolare la Spagna. Questi paesi accettavano di buon grado le forniture italiane, ma dal canto loro chiedevano di equilibrare la bilancia commerciale proprio con l'esportazione degli agrumi. L'Italia acconsentì alle richieste. Il risultato fu Fiat-Meridione 5 a 0. L'agrumicoltura prese l'andamento folle della tela di Penelope, di giorno s'allungava e di notte veniva scorciata.
Nel campo industriale fummo più fortunati: non ci volle molto a capire che i progetti governativi erano bloccati da resistenze industriali, le quali assunsero toni - è dir poco -scomposti. La Confindustria ingaggiò in Inghilterra un'economista di mezza tacca, Vera Lutz, che ai suoi occhi aveva il merito di sostenere che sarebbe stato più economico per l'Italia spostare popolazioni dal Sud al Nord, anziché spostare quattrini dal Nord al Sud. La Confindustria volle dare al pubblico l'idea che, a gestire la nazione, meglio del padronato non c'era nessuno. Quello sciamano di Montanelli fu messo, come Gino Capponi, in cima al campanile, a suonare le campane della padanità über alles. L'Italia, dalla cintola in su, fu tutto un tremore. Le colonne del Corriere della Sera sputavano fuoco. La Stampa era piombo rovente. Qualcuno temette che il Duce sarebbe risorto e che questa volta avrebbe marciato su Catanzaro. Alla fine si misero di mezzo Aldo Moro ed Emilio Colombo, che, come era loro mestiere, allungarono il vino con l'acqua. Montanelli fu messo a cuccia, la Stampa e il Corriere incassarono un premio sulla carta e il padronato padano ebbe l'assicurazione che lui - e lui soltanto - avrebbe ottenuto soldi per industrializzare il Sud. Come a ciò abbia provveduto, lo vedono tutti. Lasciamo in pace Rovelli e Ursini nella loro tomba, a fornire alimento ai vermi, e anche Pomigliano d'Arco, che poco mancò che non fosse paragonata all'Arca di biblica memoria. Segnaliamo invece ai posteri l'unico risultato ricavato dal Sud da tanto arrovellarsi di cervelli e da tante imposte straordinarie: l'inquinamento di Taranto e di Siracusa. Nient'altro, perché persino l'ipotesi di rilanciare la piccola industria nei settori maturi - a partire dall'industria bianca che era nella tradizione sudica - morì sul nascere. E con lei migliaia di piccoli fessi che, stimolati dalle promesse, s'erano avventurati nelle nuove imprese, immolandoci i loro scarsi danari (il Sud è un cimitero d'industrie, annotò il Corriere, e ancora si sta asciugando le lacrime). Da quella marcia funebre che diventò la Cassa è venuta fuori, però, a distanza di alcuni decenni, qualcosa di veramente galvanizzante, il primo presidente sudico della Confindustria. E poi c'era qualcuno che sosteneva che l'Italia era fatta, e che mancavano soltanto gli italiani.
Il federalismo è un'idea di Bossi. Sembra concepita da Moliere nelle more tra la composizione dell'Avaro e quella del Tartufo, e alla Padania serve per non fare il soldato. Come idea liberatrice dei pesi che il Nord sostiene a favore del Sud, è solo un'idea cretina. Infatti il sistema è già strutturato in modo che il Nord abbia dal Sud quel che il Sud è capace di dare, e dà patriotticamente. E non l'opposto. Certamente il tribalismo federale non cambierà i rapporti Sud/Nord, i quali sono già iscritti nei meccanismi di mercato, nelle merci che tolgono lavoro, nella gestione nordista del credito. La cosa nuova dopo cinquant'anni è che il Sud non avrà più soldi da spendere. Ma anche il Nord avrà ben poco da incassare. E poi, adesso che tutti vedono Roberto Formigoni atteggiarsi a cannibale, la gente comincia a chiedersi perché Bassolino non faccia altrettanto; se non sia il caso d'affidare la cosa a don Rafele Cutolo.
In questa Italia tribale, che il povero Agnelli, patriotticamente, si dissangua a tenere unita portando la Juventus a vincere un campionato dopo l'alto e la Ferrari in testa alle classifiche mondiali, alcuni, come i trevigiani, si scalmanano a volere la libertà, perché convinti che potranno mangiare i gatti liberamente. Altri, come i piemontesi, che non sono ancora riusciti a imporre la bagnacauda come piatto nazionale, risfoderano le baionette, per imporla con le armi. Altri ancora, come i fiorentini fanno solo l'occhio di pesce, perché credono che guazzeranno in eterno fra i marchi, i dollari, le sterline e i yen. E Roma? Roma è troppo popolosa per campare di soli turisti, ma accetta l'idea federalista perché le hanno promesso un giubileo in tutti gli anni pari, compresi i bisestili.
Il Sud - che nella vita nazionale prima contava poco, perché dava senza fare la fattura, e adesso conta zero, perché funziona da imbuto: rilascia ciò che incassa, senza pretendere lo scontrino - che farà di sé? Ovviamente, rimessa in riga la spesa, sarà consegnato alla classe politica locale, fatta dalle stesse persone che, avendo la residenza a Roma, fanno parte della classe politica nazionale. Cioè gli ascari.
Ora, è arcinoto che i galantuomini non sono buoni a governare. Non sanno fare altro che servire un padrone forestiero. Aveva ragione Croce, l'hanno sempre fatto. L'intrepido Ruggiero di Lauria serviva gli aragonesi, il fiero Ettore Fieremosca, immortalato da Massimo d'Azeglio e da tre o quattro registi, serviva la Spagna, l'eroica Luigia Sanfelice - su cui sono piovuti lacrime e romanzi senza fine - serviva la Francia, il canuto Francesco Crispi, dopo aver servito da giovane Camillo Benzo, in vecchiaia, per sole ventimila lire, si mise al servizio della Banca Commerciale, Aldo Moro, tragicamente finito, non ho mai capito chi servisse, certo è che, per essere universalmente compianto, non serviva la sua terra, cioè gli innominabili terroni.
Il sistema è fatto, il federalismo non frenerà il rastrellamento dei surplus, l'invasione delle merci padane e comunitarie, non porrà riparo all'improduzione, non inventerà il lavoro che non c'è. Anche una speranza generalizzata, quella di diventare tutti forestali, pare svanire. L'Italia tribale sarà identica a quella che lo Stato italiano ha costruito sotto l'egida del centralismo nordista - senza peraltro affaticarsi molto - in centoquarant'anni di infelice unità. Ovviamente per vendere le sue merci, il Nord continuerà a spingere con l'idea che "come me, non c'è nessuno".
Ma la sola ricchezza propria - quella che viene dalla produzione interna - non permetterà al Sud di continuare nell'attuale livello di benessere privato. E bisogna aggiungere altresì che, con quello che riescirà a sborsare all'erario, il Sud non potrà permettersi dei servizi sociali come quelli attuali che, sebbene funzionino male, costano tuttavia i soldi che le case farmaceutiche e le industrie sanitarie pretendono, cioè molto. Bossi, quando dice questo, dice cosa assolutamente esatta. Dove sbaglia - assieme ai filibusti Bocca e Montanelli, a quell'asino di Miglio e a Cacciari, filosofo dello retromarcia - è quando sostiene che al Sud non spettano, per il solo fatto che non ce l'ha. L'attuale condizione di sviluppo e pieno impiego che si ha in tutto il Centronord, se è stata pagata da qualcuno, questo qualcuno è stato il Sud, perché non solo ci ha messo tanto lavoro quanto gli altri, ma ci ha aggiunto l'astinenza, a cui gli altri non si sono dovuti piegare nella stessa misura, e il dolore degli emigrati, che in nessun altro luogo hanno raggiunto eguale numero.
Ma l'Italia è quella di sempre. Bossi l'ha solo rivelata a tutti. E per noi è meglio perderla, che tenercela. Di fronte a tanto smaccata ingratitudine, ognuno per la sua strada. Dopo faremo anche i conti. Siamo sì alunni del Sole, ma fino alla curva. Cosicché non saremo così minchioni da continuare a cantare scurdammuci 'o passato, simme 'e Napoli, paisà.
Il federalismo, in nessuna delle sue versioni, contiene gli elementi perché il paese meridionale risalga in treno. Niente, che io intuisca, aiuterà la formazione di una classe politica sub-nazionale, e neppure una classe politica municipalista come ce ne sono tante in Italia, da quella emiliana a quella toscana, a quella veneta. La base sociale che la produce - la borghesia - è corrotta da sempre. A Cavour bastarono poche centinaia di migliaia di lire per comprarsi gli ammiragli, i generali, i tenenti d'artiglieria e i cadetti di marina. Il sistema padano se n'è giovato in modo, a dir poco, vergognoso. Ora, stante il clima che regna a livello di classe politica, il federalismo non farà altro che dare una mano all'ascarume corrotto, il quale sin dal tempo dell'occupazione sabauda gode di una tacita impunità quando ripiana i bilanci familiari - sbilanciati dal tenore di vita padano - ficcando le mani nei cassetti dell'erario. Lo Stato - un estraneo predone - ha tanto tollerato queste ladronerie, che la morale sociale vi si è conformata, e non condanna chi frega Pantalone. Robba du guvernu, cu non futti vai 'o 'nfernu.
Quando il federalismo avrà ridotto all'osso la spesa pubblica, questi signori staranno sempre a rovistare nei cassetti alla ricerca di qualche monetina dimenticata. Ma mettiamo pure che la nostra classe politica regionale assuma imprevedibilmente la tipologia della classe politica irlandese, e chiediamoci cosa mai potrà fare di brillante - a meccanismi di mercato immodificati - se non guidare la ritirata. Quale sarebbero mai le libertà nuove, associabili al federalismo? Da una tabella elaborata da Sole24Ore, in materia di entrate regionali si apprende che in Lombardia l'incidenza delle entrate erariali regionali è calcolata in misura dell'81 per cento, mentre l'erario calabrese avrà un incasso pari al 23 per cento delle attuali entrate correnti. Traducendo le parole in fatti, la Calabria avrà il 60 per cento di minori entrate. E' facile stimare che, con le entrate proprie, le Regioni meridionali, Sicilia inclusa, non riusciranno a pagare i medici, gli infermieri e le medicine. Altro che ripulire i fiumi e ripiantare i boschi! Qui, non dico dopodomani, ma da domani stesso sarà un'impresa diabolica per le Regioni assicuraci l'acqua da bere.
Se potessimo definire, o quantomeno influenzare le regole del gioco mercantile, se avessimo le mani mezze libere in materia di credito, di commercio internazionale, di politica estera, di politica agricola e industriale; se avessimo voce in capitolo nel campo della sanità e dell'istruzione; se potessimo lavorare a favore di una moralità restaurata in materia di spettacoli e tempo libero; se ci fosse consentito avere in gran dispitto la Ferrari e le Juventus, o fabbricare automobili che vanno a metano e non superano i 100 chilometri l'ora; se potessimo fare, del turismo, un cortese forma di ospitalità non gratuita e non l'immonda speculazione che oggi è; se ai nostri figli potessimo fornire una cultura gentile ed educarli allo spirito critico; se potessimo formarli al coraggio fisico e morale, all'onore, alla lealtà, all'amore degli altri esseri sensibili e delle cose - delle stelle, del sole, della luna, del mare, dei campi coltivati e dei boschi - allora, solo allora, il federalismo avrebbe un senso.
Nonostante i nostri immensi difetti, noi siamo la civiltà più antica d'Europa, una delle più antiche del Mediterraneo. Non c'è quindi arroganza quando diciamo: il sistema che avete costruito, tenetevelo voi. Noi andremo per un'altra strada. Su di essa ci avviamo perché costretti, in pratica cacciati, ma strada facendo ci renderemo conto che ci avevate reso la vita invivibile. Che la vita è un'altra cosa.
Fra tante cose negative dello Stato sociale, nella sua versione coloniale e di sbocco mercantile, una positiva c'è sicuramente stata: l'obbligo scolastico. Negli ultimi trent'anni la scuola - pur con mille deficienze e ubbidienze passive al sistema imperante - ha formato, nel Sud, un esercito industriale di riserva fra i più capaci che ci siano sulle due sponde dell'Atlantico. La nostra scommessa vincente sta solo in questo, e nell'aiuto fraterno che daranno gli emigrati. Questo popolo batterà la classe politica corrotta, si libererà dalla dipendenza mercantile e culturale, e insegnerà ad altri popoli tenuti in soggezione come si fa a liberarsi dall'infelicità.
Fonte : www.eleaml.org
IL PRIMO MAGGIO DEL PARTITO DEL SUD

- Portella della Ginestra : Antonio Ciano e delegazioni del Partito del Sud della Sicilia e da varie parti d'Italia al corteo del 1° Maggio.

- Edoardo Bennato al concerto di Piazza S. Giovanni a Roma



Pubblicato da NON MI ARRENDO