...per il recupero della memoria storica, per la difesa, il riscatto ed il futuro del popolo meridionale, per una vera rappresentatività politica del Sud...

venerdì 5 novembre 2010

Apertura nuova sezione del Partito del Sud a Giugliano (Na)

siamo particolarmente lieti di comunicare l'apertura della nuova sezione del Partito del Sud a Giugliano (Na), e ringraziare i nostri nuovi amici iscritti e referenti in zona Amarone Giovanni e La Ferola Bartolomeo, che in tempo record (che la dice lunga sulla loro volontà, impegno ed efficienza) hanno aperto la sezione, iscritto già un bel pò di persone e aperto persino un nuovo blog : http://www.partitodelsudgiugliano.blogspot.com/.

Che dire...i briganti si riconoscono dal mattino!

AUGURONI RAGAZZI! E....AVANTI SUD!



Partito del Sud - Giugliano (Na)

...pecché 'sta musica s'à dda cagnà..


l'indirizzo provvisorio della sede è : Viale Giotto, 34 - 8131 Aversa
contatti : partitodelsudgiugliano@gmail.com

giovedì 4 novembre 2010

IL PARTITO DEL SUD E’ IL PARTITO DELLO SVILUPPO






14° messaggio di Beppe De Santis, Segretario nazionale del Partito del Sud




Il Psud è il partito dello sviluppo. Il partito della legalità e dello sviluppo. Legalità è sviluppo. Sviluppo è legalità.
Il Psud nasce contro tutte le mafie, la mala-burocrazia e la mala-politica.
Il Psud è contro il partito trasversale della spesa pubblica, a pioggia, clientelare, parassitaria. Con il quale hanno fatto fortuna le classi dirigenti fameliche e mercenarie meridionali e non.
Il Psud è, innanzitutto, il partito dei produttori di ricchezza.

IL PARTITO DELLE PARTITE IVA DEL SUD

Il soggetto politico delle partite IVA del Sud: imprenditori agricoli, artigiani, imprenditori manifatturieri, operatori turistici, commercianti e professionisti.
Per poterla equamente distribuire, la ricchezza occorre preliminarmente produrla.

PER UNA NUOVA RAPPRESENTANZA SINDACALE, IMPRENDITORIALE E PROFESSIONALE DI FORMA TERRITORIALE E MERIDIONALE

E’ ora che le categorie produttive e professionali del Sud, sotto il profilo sindacale, comincino a riconcepire e riorganizzare le proprie rappresentanze in termini territoriali e meridionali. E’ questo un modo giusto e realistico per declinare il FEDERALISMO SOCIALE.

IL PARTITO DELLA COALIZIONE DELLO SVILUPPO

Il Psud è il partito della coalizione dello sviluppo e dell’innovazione, contro la coalizione della rendita. Rendite burocratiche, rendite politiche, rendite criminali, rendite finanziarie e bancarie.

IL PARTITO DEGLI AGRICOLTORI E DELLA TERRA

La crisi agricola meridionale è devastante, strutturale, storica, di civiltà. Crisi di costi- troppo alti- dei fattori della produzione agricola e crisi di prezzo – troppo bassi-dei prodotti agricoli. Crisi sul fronte del credito, sul fronte dei contributi e delle tasse,sul fronte della burocrazia e della politica, sul fronte dell’usura e della criminalità. Perdita di ogni quota di sovranità – sia pur minima -sul fronte della Grande Distribuzione Organizzata e dei mercati, in generale.
Il Psud nasce a tutela e a rappresentanza degli agricoltori meridionali. E’, in questo senso, il partito degli agricoltori e della Terra.

I NEMICI MORTALI DEI PRODUTTORI MERIDIONALI

I nemici mortali dei produttori meridionali sono le mafie, la mala-burocrazia e la mala-politica, che,perciò, vanno combattute frontalmente, senza tregua. E demolite.
Va semplificata e abbattuta la pressione fiscale e contributiva ,oggi letteralmente insostenibile.
Va concepito,ristrutturato e reinventato un sistema creditizio al servizio dei produttori meridionali. Oggi, brutalmente violentati da un sistema creditizio ostile, predone,usuraio, estraneo e avulso dal Sud.
Non può reggere un sistema produttivo meridionale senza una dotazione di base di servizi essenziali per cittadini e imprese e di infrastrutture trasportistche e logistiche degne di questo nome, di infrastrutture energetiche e ambientali, di reti idriche, di reti informatiche adeguate alla competizione globale del XXI secolo.

L’OBIETTIVO DELLO SVILUPPO DEL SUD NON VA SCARICATO SULLE POLITICHE REGIONALI EUROPEE

Condividiamo le seguenti considerazioni del Governatore della Banca d’Italia

“Il divario tra il Sud e il Centro Nord nei servizi essenziali per i cittadini e le imprese rimane ampio. Le analisi che presentiamo oggi rivelano scarti allarmanti di qualità fra Centro Nord e Mezzogiorno nell’istruzione, nella giustizia civile, nella sanità, negli asili, nell’assistenza sociale, nel trasporto locale, nella gestione dei rifiuti, nella distribuzione idrica… Svolgere un’attività produttiva in Italia è spesso più difficile che altrove, anche per la minore efficacia della Pubblica amministrazione; nel Mezzogiorno queste difficoltà si accentuano. Grava su ampie parti del nostro Sud il peso della criminalità organizzata…

Le politiche regionali – quelle esplicitamente finalizzate a promuovere lo sviluppo delle aree in ritardo, con interventi specifici – nell’ultimo decennio si sono volte anche all’obiettivo di innalzare il capitale sociale, attraverso miglioramenti nella trasparenza informativa, nella rendicontazione, nel controllo e nella valutazione dei risultati dell’azione pubblica, ma hanno ottenuto risultati scarsi. Ne hanno indebolito l’azione i localismi, la frammentazione degli interventi, la difficoltà di individuare le priorità, la sovrapposizione delle competenze dei vari enti pubblici. Se ne può trarre un insegnamento: le politiche regionali possono integrare le risorse disponibili, consentirne una maggiore concentrazione territoriale, contrastare le esternalità negative e rafforzare quelle positive. Ma non possono sostituire il buon funzionamento delle istituzioni ordinarie. Non è quella delle politiche regionali la via maestra per chiudere il divario tra il Mezzogiorno e il Centro Nord…

Oggi una politica che persegua l’obiettivo di accelerare lo sviluppo del Mezzogiorno non deve sovrapporsi alle politiche generali; deve essere in primo luogo la consapevole e sapiente declinazione di queste ultime sul territorio…
Interventi di politica regionale tradizionale potranno dare un contributo solo se congegnati in coerenza con gli interventi generali…
A Sud come a Nord lo scopo del nostro agire deve essere garantire la funzione pubblica per eccellenza, quella che definisce una cornice, un clima uniformi nel Paese: scuole, ospedali, uffici pubblici che assicurino standard comuni di servizio da un capo all’altro d’Italia”.
(Dall’intervento d’apertura del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, al Convegno “IL MEZZOGIORNO E LA POLITICA ECONOMICA DELL’ITALIA”,Roma, 26 novembre 2009)
RIPRISTINARE LA REGOLA DEL 45 % DELLA SPESA PUBBLICA IN CONTO CAPITALE PER IL SUD

Intanto, nell’ambito di una politica economica nazionale per lo sviluppo, come quella evocata dal Governatore Draghi, occorre ripristinare le regole di base, quelle di origine costituzionale ( art. 119),nel riparto delle SPESE PUBBLICHE PER INVESTIMENTO. Vale a dire che il 45% dell’intero ammontare nazionale della spesa pubblica in conto capitale va attribuito e ben speso nel Sud. Oggi questa spesa si attesta sul 10% in meno. Uno scippo devastante e ingiusto contro il Sud. Vi è un contestuale problema di quantità e di qualità della spesa pubblica per investimento, che va affrontato e risolto contemporaneamente. Senza ferrovie, strade , autostrade ,porti, aeroporti, reti energetiche ambientali e idriche,reti informatiche all’altezza dei tempi della competizione globale, gli imprenditori del Sud sono destinati a soccombere.
Le risorse e gli strumenti della programmazione comunitaria 2007-2013 e del FAS ( Fondo Aree Sottoutilizzate) vanno reimpostati in questo senso.

RIPARTIRE DAL PATRIMONIO PRODUTTIVO MERIDIONALE

Bisogna ripartire dall’attuale patrimonio produttivo meridionale. Che resta tutt’altro che disprezzabile. Dal patrimonio produttivo agricolo e agro-alimentare, da quello turistico, da quello artigianale, da quello terziario avanzato che- a macchia di leopardo -è presente in tanti parti del Sud, da quello manifatturiero.

SEI COORDINATE STRATEGICHE E PROGRAMMATICHE DEL MERIDIONALISMO FEDERALISTA

Il nuovo modello sociale meridionale dello sviluppo e dell’innovazione, da liberare contro la coalizione della rendita,e, catalizzato da una rinnovata soggettività politica autonomistica meridionale,deve fondarsi su alcune coordinate strategiche e programmatiche,in grado di fare i conti con le sfide poste da nuovi scenari geoeconomici e geopolitici globali,emergenti dalla crisi 2007-2009. Sintetizzeremo tali linee strategiche e programmatiche in 6 punti:la scelta dell’asse geoeconomico e geopolitico mediterraneo;la tenuta demografica del Sud;le grandi infrastrutture;la valorizzazione e lo sviluppo del patrimonio imprenditoriale,anche mediante la fiscalità di sviluppo;il capitale sociale,la sicurezza e la legalità;il capitale umano e l’innovazione.

REALIZZARE SUL SERIO LA FISCALITA’ DI VANTAGGIO
Per quanto riguarda il sostegno diretto alle imprese operanti nel Sud,una volta esclusa la via assistenzialistica,una volta esclusi gli incentivi diretti a pioggia alle imprese,resta come unica leva quella della fiscalità di vantaggio o meglio competitiva o meglio di sviluppo, o nella forma del credito d’imposta o meglio nella forma della fiscalità di sviluppo vera e propria.

Vogliamo segnalare una delle elaborazioni tra le più puntuali ed eccellenti,proposta di recente dal Professor Beniamino Moro, dal titolo “Il ruolo della politica fiscale per lo sviluppo delle aree arretrate della UE. Il caso del Mezzogiorno” e pubblicata nel volume AAVV., “Dualismo, nuove teorie della crescita e sviluppo del Mezzogiorno” ( Il Mulino, 2008). Quello del professor Moro è uno modello applicativo studiato , appunto, per l’Italia e il Sud, che, peraltro, condividiamo completamente.

Finora, dopo 10-15 anni di dibattito sulla fiscalità di vantaggio, qual è il risultato ? Zero. E’ evidente , allora, che c’è qualcosa che non funziona. “L’Europa è contro la fiscalità di vantaggio”: questo non è vero. Negli ultimi anni, anzi, l’Unione Europea ha aperto, a partire dal 2006, più finestre di opportunità , che bisogna saper cogliere. “Si deve trattare di una fiscalità di vantaggio a tempo,per 5-10 anni” : facciamola, allora per 5-10 anni. “Si può intervenire in alcuni ambiti economici e non in modo generalizzato” : facciamo, allora , questi benedetti interventi selettivi, ma facciamoli. “Sì, la Unione Europea ha permesso all’Irlanda la fiscalità di vantaggio, ma in quanto l’intervento ha riguardato l’intero territorio nazionale e non una parte del suo territorio, come sarebbe il Sud nel caso italiano”: e qui proprio non ci siamo. Perché il Sud italiano è più grande dell’Irlanda e con problemi tali e più gravi. Allora, il problema non consiste nel fatto che il Sud non è uno Stato unitario a se, ma consiste nel fatto che le classi dirigenti italiane di questa battaglia – della fiscalità di vantaggio-ne hanno parlato, ma questa battaglia non l’hanno combattuta.
BASI,POTENZIALITA’ E PERCORSI DELL’ECONOMIA MERIDIONALE

Dalle suddette sei coordinate programmatiche del meridionalismo federalista occorre muovere per il potenziamento e lo sviluppo dell’economia reale meridionale. In primo luogo, va ricordate che è e sarà sostanzialmente il mercato a selezionare settori , soggetti e prodotti vincenti,una volta assicurate le condizioni di contesto più favorevoli allo sviluppo produttivo competitivo, all’interno di grandi orientamenti geopolitici e geoeconomici di sistema. In secondo luogo, non si fonda lo sviluppo secondo modelli astratti , astrusi ,velleitari o addirittura pseudo ideologici di sviluppo,del tipo “ Sud come Eden del turismo”, “Sud come la California italiana”, “ Sud come la Florida italiana”, “ Sud per natura anti-industriale o a-industriale” e altre titaniche corbellerie . Gli scenari reali dell’economia meridionale e il buon senso ci inducono a prendere in considerazione una economia meridionale integrata tra agricoltura e agroindustria, manifatturiero, turismo, e poli di alta tecnologia,senza indulgere ulteriormente a miti ruralistici regressivi e risibili o a delirare in attesa della California e della Florida. In altri termini, senza sviluppo industriale, il Sud non va da nessuna parte.

UNA BIBLIOGRAFIA MINIMA PER RAGIONARE SULLO SVILUPPO DEL SUD

Ci limiteremo,in questa sede,soltanto a qualche richiamo bibliografico e documentale dai quali ripartire. 1) Federico Pirro e Angelo Guarini, “Grande industria e Mezzogiorno 1996-2007.Gruppi, settori e filiere trainanti fra declino dei sistemi produttivi locali e rilancio dei poli di sviluppo” ( Cacucci editori, 2008).Il volume fornisce la base documentale straordinaria e scientifica sulla realtà reale dell’industria meridionale,tutt’altro che da sottovalutare e dalla quale occorre necessariamente ripartire . 2) Il Rapporto annuale di Mediobanca e Unioncamere sulle Medie imprese industriali italiane,tra le quali un buon punto di partenza ,per il Sud,è rappresentato dalle 300 MEDIE IMPRESE MERIDIONALI, che, per quanto ancora troppo poche rispetto alle complessive 4000 imprese medie dell’intera Italia, sono i campioni manifatturieri reali del Sud. www.mbres.it e www.unioncamere.it 3) La ricerca del Censis, già citata, sulle eccellenze territoriali italiane, tra le quali tutt’altro che da sottovalutare risultano le eccellenze meridionali, soprattutto di tipo turistico. www.censis.it 4) Il V Rapporto Unicredit sulle piccole imprese del Sud 2008-2009. www.bancaroma.it 5) Il progetto interesse nazionale dell’Aspen Institute:-a cura della Fondazione CERM e Il Sole 24 Ore, “Progetto interesse nazionale”( 2009) www.aspeninstitute.it 6) Gianfranco Viesti, “Le sfide del cambiamento “ ( Donzelli,2007). 7) Michele Guerriero, “ Stelle del Sud. Le eccellenze del Mezzogiorno e le nuove rotte per far ripartire l’Italia” ( Rubettino, 2009). 8) A cura di Piero Barucci e Emilio Becheri, “Rapporto sull’industria turistica nel Mezzogiorno” ( Il Mulino, 2006). 9) L’elaborazione complessiva del centro studi SRM- Studi e Ricerche per il Mezzogiorno e, particolare-“Le filiere produttive meridionali : competitività, innovazione e sentieri di sviluppo” (Giannini editore,2006); - “Le vie del mare. Lo sviluppo del sistema portuale meridionale dei trasporti e della logistica” ( Giannini editore,2006); - “ Il sistema agroalimentare nel Mezzogiorno. Le sfide dell’industria agroalimentare nelle realtà territoriali” ( Giannini editore, 2005); - “ Poli logistici,infrastrutture e sviluppo del territorio. Il Mezzogiorno nel contesto nazionale,europeo e del mediterraneo” ( Giannini editore,2007); - “ Il Sud in competizione. L’innovazione nei settori produttivi e la crescita delle imprese emergenti” ( Giannini editore,2008) ; - “ Turismo e Mezzogiorno. Caratteri strutturali, potenzialità e dinamiche competitive dei Contesti turistici meridionali” ( Giannini editore, 2009) ; - “ Capitale umano, capitale sociale, sviluppo economico nel Mezzogiorno” ( Giannini editore, 2008). www.srmezzogiorno.it 10) L’elaborazione complessiva della Fondazione Curella e del professor Pietro Busetta.http://www.fondazionecurella.org/. Bibliografia generale :-A cura di Enzo Giustino, “ Mediterraneo 2010. Sfida vitale per il Mezzogiorno” ( Guida, 2008);-Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri, “ Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno” ( Rubettino, 2008);-a cura di Emma Giammatei e Paola De Vivo, “ Federalismo e Mezzogiorno” ( Guida, 2009);-A cura di Pietro Busetta, “ Sicilia 2015. Obiettivo sviluppo e traguardo possibile” ( Liguori editore, 2009);-A cura di Paolo Malanima, “ Rapporto sulle economie del Mediterraneo-Edizione 2009” ( Il Mulino,2009) e le edizioni precedenti ; - A cura di Luigi Cannari e Fabio Panetta, “ Il sistema finanziario e il Mezzogiorno. Squilibri strutturali e divari finanziari” ( Cacucci editore, 2006).
Sviluppare il Sud si può.
A partire dal ripristino della sua autonomia politica.

ABBIAMO BISOGNO DEL GRANDE PARTITO DEL SUD.

Beppe De Santis, Segretario nazionale del Partito del Sud.
Palermo, 4 novembre 2010.

Pubblicato da : NON MI ARRENDO a 11/04/2010 12:18:00 AM 0 commenti

mercoledì 3 novembre 2010

L'intervista su "Il Mattino" di oggi 03/11/2010 a Jean Noel Schifano sui rifiuti a Napoli


riportiamo un articolo da "Il Mattino" di Napoli sui rifiuti con l'intervista a Jean Noel Schifano (scrittore ed intellettuale francese, indimendicato Direttore dell'Istituto Grenoble di Napoli) dove ribadisce il suo amore e stima per la città che lo ha accolto per anni, dimostrando un'invidiabile conoscenza della verità storica, ancora così disattesa da tanti suoi colleghi italiani!

L'INDIGNAZIONE DELLO SCRITTORE : " IL NORD DISPREZZA LA CITTA' PERCHE' SA DI ESSERE INFERIORE! "
di Pietro Treccagnoli

Pietro Treccagnoli È appena uscito dallo studio di registrazione di France Culture, dove s’è parlato dell’Italia e della monnezza e lui, Jean-Noel Schifano, s’è fatto in quattro per spiegare che Napoli non va lasciata sola, che va amata. Lo scrittore francese ha scritto numerosi libri su Napoli, ama firmarsi Civis Neapolitanus e al Sud ha dedicato anche l’ultima sua opera, «Le vent noir ne voit pa où il va») uscita in Francia il 5 maggio («L’anniversario della partenza dei Mille, una sciagura nazionale»). SCHIFANO vorrebbe pure provarci a mettere tra parentesi la tragedia dei rifiuti napoletani, ma non ci riesce è più forte di lui. E la curiosità nella sua Parigi è sempre alta. E gli tocca sfogarsi, con l’irruenza che gli è abituale. «Quando il sangue dei napoletani scorre sul Vesuvio, la situazione è allarmante» esordisce amaro. Be’, adesso scorre anche più a Nord, a Giugliano... «Lo so, lo so. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli, è il Ground Zero della storia contemporanea dell’Italia, che ormai possiamo ribattezzare come il Brutto Paese». Che impressione le fanno i cumuli di monnezza che stanno imbrattando di nuovo la «sua» Napoli? «Una grande dolore. Ma trovo ancora peggiore la frase di Bertolaso per il quale ”l’eruzione del Vesuvio non sarebbe una tragedia”. Ha mostrato il disprezzo del bravo leghista e la suprema inciviltà del capo della Protezione civile. Voglio neronizzare Napoli e tutta la Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civiltà. Così la sfruttano, come l’hanno sfruttata in questi 150 anni di Unità». È diventato, per caso, un leghista del Sud? «Per niente. La Lega è razzista. I napoletani, invece, sono stati gli unici nel mondo cattolico a rifiutare l’Inquisizione e non hanno mai costruito ghetti per gli ebrei. E ora non ne possono più. È come se fosse resuscitato il generale Bixio e volesse bruciare vivi i nuovi briganti, contadini, operai, studenti, professionisti e artigiani del ventunesimo secolo. Ma Napoli, la sua terra e il suo vulcano, tormentati, violentati e straziati, resisteranno con tutte le forze. Questa gente è ancora lì, al potere, perché Napoli e il Sud non hanno ancora trovato il tempo di civilizzare il Nord dell’Italia». Lei ama giocare con i paradossi. «Possiamo anche chiamarli paradossi, ma non è così». Sogni, magari speranze. «Io ragiono sulla Storia, fuori dagli schemi imposti dagli altri. E dico che tutti i mali di Napoli nascono a Roma. In un secolo e mezzo hanno fatto di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una città-bonsai, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. E ora gli lasciano la monnezza, dopo che gli hanno portato per decenni i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord». Ma, in tutto questo caos, i napoletani non hanno nessuna responsabilità? «I napoletani oggi sono più vittime che mai. E meno male che hanno cominciato a ribellarsi. Non ne possono più e anche chi, come me, ora ama Napoli non ne può più». Cosa pensano i francesi di questa nuova tragedia dei rifiuti? «Non capiscono niente. Vedono solo il lato burattinesco di Berlusconi. E si sono convinti che l’Italia sia un paese poco serio». E magari non verranno più a Napoli. «Verranno, verranno ancora. I voli Parigi-Napoli sono sempre pieni. Per i francesi la bellezza di Napoli sono i napoletani e non il suo paesaggio». Magari vengono a scattare foto dei cumuli di monnezza. Un turismo in cerca dell’oleografia nera. «Non è così. I francesi sono troppo tirchi per buttare soldi per andare a visitare luoghi brutti. Avete un patrimonio culturale e umano invidiato in tutto il mondo» Ma non è, come al solito, troppo benevolo. «Dovete smetterla di ingiuriarvi da soli». Rivolga un appello ai napoletani, allora. «Siate ancora più napoletani di quanto siate mai stati. È l’unico modo per vincere una partita che gli altri stanno giocando con carte truccate. Siate napoletani e non fatevi sommergere dalle menzogne che sono peggiori della monnezza. Napoli si salverà dall’Italia solo ridendo dei bunga-bunghisti».
Fonte : "Il Mattino" ediz. nazionale del 03/11/2010


“OPERAZIONE VERITA’ “ SUI FONDI EUROPEI PER IL SUD E SUL FAS







13° messaggio di Beppe De Santis, Segretario nazionale del Partito del Sud




Cari fratelli e sorelle meridionali,
vi chiedo gentilmente un pò di pazienza.
Ma, ho il dovere di contribuire a svelare il mistero dei fondi europei a favore del Sud. Fare chiarezza. Diradare i polveroni. Attrezzare i quadri dirigenti del Psud a combattere la buona battaglia. Con dati certi e idee chiare. Anche , e soprattutto, in una materia un po’ complicata, come la presente.

I-LO STATO DI ATTUAZIONE FINANZIARIA DEL CICLO PROGRAMMATORIO 2000-2006

Programma per l’intera Italia 2000-2006 ( QCS).
Contributo totale ( intero budget disponibile): 45,8 miliardi di euro. Impegni: 56,9 Mld. Pagamenti: 48 Mld. POR Sicilia2000-2006. Budget: 8,4 Mld. Impegni:10 Mld. Pagamenti: 8,6 Mld. Fonti ufficiali al 31 dicembre 2009:-Ragioneria Generale dello Stato-Rapporto del Dipartimento delle Politiche di Sviluppo ( DPS) del MISE (Ministero Sviluppo) del 2009.
SIAMO OLTRE IL 100%. Tutto bene, dunque? Tutto bene,no. Ma, neppure, tutto male. ALLORA, QUAL’E’ IL PROBLEMA? NON E’ UN PROBLEMA DI QUANTITA’.
E’ un problema di QUALITA’. -Qualità progettuale e attuativa, compresi i tempi. -Capacità di governance (di sistema) , di comunicazione, di partecipazione ,di percezione pubblica. -Qualità del contesto interpretativo delle politiche comunitarie di sviluppo.
DIFETTI più rilevanti.
-TEMPI troppo lunghi :il ciclo 2000-2006 è stato preparata dal 1995 al 1999, formalizzato dal 2000, avviato ad attuazione del 2001-2002, doveva concludersi nel 2008, si è concluso nel 2009 ( 10-15 anni di lavoro)-DISPERSIONE PROGETTUALE ( troppi progetti e dispersivi) -il 40-50% dei progetti sono vecchi, progetti riciclati nella programmazione comunitaria , per non perdere i finanziamenti comunitari ( “ progetti-sponda”, “ progetti coerenti”)-farraginosità e lungaggini procedurali,in primo luogo, di origine normativa-debolezza della GOVERNANCE di sistema: UE, Stato, SUD unitariamente inteso ( interregionalità), Regioni e Enti locali, imprenditoria e soggetti sociali-deficit della cultura dei risultati e della valutazione dei risultati concreti e egemonia della cultura procedurale e dei risultati procedurali.
Comunque, per una valutazione equilibrata dei risultati del QSN 2000-2006 sono utili: -gli atti del seminario del DPS, a Reggio Calabria, nel dicembre 2008;-il libro di GF Viesti ,“ Mezzogiorno a tradimento”. Ma, c’è un mistero, il mistero vero, da svelare subito: IL MISTERO –che chiamerò- DELLA SOLITUDINE DEI PROGRAMMI COMUNITARI.
Il contesto, sì il CONTESTO. Il contesto generale delle politiche pubbliche per lo sviluppo.
LE RISORSE COMUNITARIE DEVONO ESSERE AGGIUNTIVE, per poter risultare efficaci. Invece, sono sostitutive. Sostitutive della SPESA ORDINARIA STATALE NAZIONALE per gli investimenti nel Sud. Gli investimenti statali ordinari, la SPESA IN CONTO CAPITALE per il Sud, non c’è più, da anni.
O è ridotta ai minimi termini. Lo Stato, i Ministeri, le grandi imprese pubbliche ( ferrovie, ANAS,etc.). NON INVESTONO PIU’ ,DA ANNI, NEL SUD. E’ tutto documentato , e documentabile, leggete tutti, il libro di Viesti. La regola fissata era quella di destinare il 45% del totale della spesa in conto capitale, a favore del Sud. In realtà, la spesa si aggira tra il 30 e il 35% : almeno dieci punti in meno ,che fanno 10 Mld in meno all’anno.In 10 anni, 100 mdl in meno: ECCO, IL GRANDE SCIPPO AI DANNI DEL SUD.

II-IL RADICALE PEGGIORAMENTO DEL CONTESTO GENERALE DAL CICLO PROGRAMMATORIO 2000-2006 AL CICLO 2007-2013

Lo scenario può riassumersi in 5 sequenze.

1-La GRANDE CRISI
I tempi di avvio dell’attuazione del ciclo 2007-2013 coincidono con l’esplosione della GRANDE CRISI economico-finanziaria mondiale, con i suoi effetti devastanti, almeno decennali. Muta radicalmente la mappa geoeconomica e geopolitica globale.La priorità diventa quella di FRONTEGGIARE LA CRISI. Il dispositivo programmatorio 2013 rischia di essere letteralmente stritolato.
2-LA CRISI DELL’UNITA’ EUROPEA
Questi ultimi anni hanno registrato la crisi verticale del processo di UNITA’ EUROPEA. Inquietante è l’indebolimento della UE quale soggetto unitario economico e soprattutto POLITICO. Si è avuto l’indebolimento , e poi la crisi, delle POLITICHE COMUNITARIE DI COESIONE , in particolare territoriale. L’indebolimento-crisi delle politiche di sviluppo territoriale e locale e della GOVERNANCE MULTILIVELLO.

3-LA CRISI DELL’UNITA’ D’ITALIA


Gli ultimi anni hanno registrato l’accentuarsi della messa in crisi dei già precari livelli di UNITA’ DELL’ITALIA. Affermazione progressiva di una egemonia, di un dominio, NORDISTA, culturale politico , governativo e economico. Evacuazione / negazione della questione meridionale e imposizione della “ questione settentrionale”. Svolta regressiva globale delle politiche comunitarie,promossa e gestita spudoratamente da Tremonti ( sempre più a trazione leghista ), a partire dalla primavera 2008: -DPEF 2009-2011 ( completa eliminazione della questione meridionale);-decreto 112/8/2008; -deprogrammazione- e destrutturazione- del QSN ( Quadro Strategico Nazionale) 2007-2013; -rottura devastante dell’integrazione tra politiche comunitarie e politiche ordinarie statali a favore del Sud ( Fondo Aree Sottoutilizzate-FAS);-separazione tra quota Fas a titolarità statale e Fas a titolarità regionale; -attribuzione dei fondi Fas alle regioni del centro-Nord e negazione degli stessi fondi alle regioni del Sud;-trasformazione dei fondi Fas in bancomat del governo –per lo più per la spesa ordinaria- a favore del Centro-Nord; -imposizione della priorità assoluta del cosiddetto FEDERALISMO FISCALE, nella sostanza contrapposto alle politiche di sviluppo del Sud.
L’attacco contro le politiche di sviluppo è peraltro concentrico e trasversale, da sinistra e da destra, dal Nord e dal Sud,dalle istituzioni centrali alla politica, all’accademia , ai massmedia.
-Basti citare l’onorevole professore del PD ,Nicola Rossi, a partire dal suo libro , “ Mediterraneo del Nord. Un’altra idea del Mezzogiorno” ( 2005);-fino al recente volume , “ Il sacco del Nord”,di un altro noto professore e opinionista di sinistra,Luca Ricolfi.
4-CRISI DELLA GOVERNANCE MULTILIVELLO
Crisi della capacità di propulsione della Ue sul versante della politica di coesione. Crisi della capacità di propulsione dello Stato e del governo nazionale ( a partire dal MISE e dal DPS, progressivamente delegittimati e svuotati di potere e di risorse) nelle politiche di sviluppo del Sud, stritolata dal sistema egemonico neonordista tremontiano-leghista :-crisi del ciclo di governance Ciampi-Barca (anche Miccichè, periodo 2001-2004) stritolato dal sistema egemonico neonordista tremontiano-leghista;-crisi della dimensione nazionale delle politiche di sviluppo;-crisi della dimensione macroregionale meridionale delle politiche di sviluppo ( interregionalità), già storicamente debole ed intermittente.
5-PARALISI E CRISI DEFINITIVA DEL REGIONALISMO, in particolare, nel Sud e collasso degli enti locali ( anche per la particolare e irragionevole rigidità del Patto di stabilità)
In parallelo con il blocco dell’attribuzione e trasferimento delle risorse,delegittimazione/criminalizzazione delle regioni, degli enti locali e delle classi dirigenti locali del Sud, in particolare,fino alla recente fatwa tremontiana per cui tutti i governatori del Sud sono parimenti “ cialtroni”. Paralisi e demolizione di ogni sorta di lealtà interistituzionale tra Stato e Regioni/autonomie locali,in particolare , nel lunghissimo e logorante anno elettorale regionale tra l’estate 2009 e la primavera 2010: ad esempio, il blocco totale di tutti i FAS delle regioni meridionale, ancora scandalosamente in atto.
6-IL RISULTATO GENERALE E’ IL BLOCCO TOTALE DELLE POLITICHE DI SVILUPPO DEL SUD
Siamo, così, alla paralisi totale del dispositivo programmatorio del ciclo 2007-2013.
Il blocco dei fondi Fas per le Regioni meridionali contribuisce ,in modo sostanziale, al blocco dell’attuazione di gran parte dei PO ( Programmi Operativi) regionali 2007-2013, in quanto soprattutto le grandi infrastrutture necessitano del doppio e contestuale finanziamento del Fas e dei Fondi Strutturali europei,altrimenti il meccanismo dei finanziamenti non riesce tecnicamente e operativamente a decollare. Questa drammatica paralisi delle politiche pubbliche per lo sviluppo si registra nel pieno degli effetti più devastanti della CRISI GLOBALE sull’economia reale,determinando un mix devastante ed esplosivo.
La traduzione , la proiezione, di tutto ciò nel sistema politico è quello del rimpallo delle responsabilità,del più osceno scaricabarile, delle accuse e delle contraccuse, del gioco degli annunci ( piani del Sud, piani Marshall, nuove Casse per il Mezzogiorno, cabine di regia, 10 punti, 8 punti, 5 punti, etc.).
TUTTO SULLA PELLE DEL NOSTRO POPOLO. Che subisce sgomento e disgustato. Il 40% non va più a votare , da tempo.

III) LE POLITICHE PUBBLICHE PER LO SVILUPPIO NEL SUD : DAI LUOGHI COMUNI ALL’IMPOSTURA

Tre sono i luoghi comuni predominanti nell’opinione pubblica, propalati con tale insistenza e tale sistematicità ossessive da parte dell’establishment politico , economico, accademico e massmediale,i n particolare, oggi, nella versione nordista-leghista-tremontista, da assurgere al ruolo di veri e propri comandamenti, articoli di fede:-“per decenni e decenni, nel Sud ,sono stati investiti FLUSSI COLOSSALI di risorse pubbliche”; -“tali colossali flussi di risorse pubbliche sono stati sistematicamente DILAPIDATI, depredati, sprecati”; -la responsabilità, la COLPA, è tutta del Sud e delle classi dirigenti locali,e delle Regioni e degli Enti locali.
IL LUOGO COMUNE DEI FLUSSI COLOSSALI
Ebbene, il primo comandamento ( i flussi colossali) è destituito di ogni fondamento storico e fattuale:
-per tutta la storia unitaria d’Italia pre- repubblicana ( 1860-1950), per infiniti 90 anni, quasi un secolo, è vero l’esatto contrario,vale a dire, vi è stato un continuo drenaggio di risorse dal Sud al Nord, a partire dal primo e devastante ( per il Sud) decennio unitario 1860-1870;
-nei primi vent’anni dell’età repubblicana ( 1950-1970),per la prima volta, con la Cassa per il Mezzogiorno,vi è stata una positiva politica straordinario per il Sud,con un flusso di investimenti pubblici che ,però, non ha mai superato lo 0,5% annuo del Prodotto Interno Lordo dell’intero Paese,cifra significativa ma incomparabile, ad esempio, con quella attivata dalla Germania riunificata da Khol, nel ventennio 1990-2010,a favore dei Land della ex DDR;
-nel ventennio buio delle politiche straordinarie per il Sud ( 1970-1990) , la spesa per il Sud ha certamente subito una radicale torsione assistenzialistica, clientelare e anche illegale e criminale, ma, in termini di quantità,per stare alla questione della quantità, non solo non è aumentata rispetto al ventennio precedente , ma è risultata drasticamente , seppur progressivamente, ridotta;
-nel decennio 1990-2000,la spesa in conto capitale per il Sud risulta abbattuta radicalmente;
-infine, nel decennio 2000-2010, la regola summenzionata del 45% è stata completamente violata,fino alla cura tremontiana attuale ,per cui le risorse destinate al Sud vanno a finanziare il Nord e a coprire i vari buchi della finanza pubblica statale.
IL LUOGO COMUNE DELLO SPRECO GLOBALE
E’ falso, in buona parte, anche il secondo luogo comune sullo spreco pressoché generalizzato della spesa in conto capitale nel Sud.
Sotto questo profilo, ad una analisi attenta, le performances della spesa pubblica per investimenti nel Sud non si discostano sostanzialmente da quelle dell’intero Paese e del Centro-Nord.
Gli stessi difetti dell’intero paese ( carente qualità progettuale, tempi lunghi, procedure farraginose, intermediazioni improprie, infiltrazione della criminalità organizzata,carenza di controlli o controlli puramente formali), si presentano ,nel Sud, più aggravati e quindi esplosivi.
Rinviamo ,anche in questo caso , al brillante volume di Viesti e alla bibliografia sul tema, ivi presente. Un altro volume da tener presente è quello di F. Barca , “L’Italia frenata” ( 2006).Ma la potenza del luogo comune risiede proprio nel risultare un articolo di fede.
IL LUOGO COMUNE DELLA COLPA TOTALE DEL SUD ,E, DELLE AMMINISTRAZIONI E DELLE CLASSI DIRIGENTI REGIONALI E LOCALI
Lo Stato unitario italiano è risultato uno dei più ottusamente centralistici ,tra quelli dell’Occidente moderno, per quasi un secolo. In epoca recente repubblicana, come è noto, seppure all’intero di un contenitore costituzionale regionalistico ed autonomistico, lo Stato italiano è restato e resta strutturalmente centralistico: per quasi altri 30 anni, dal 1945 al 1972-1975.A parte le Regioni a Statuto speciale, l’attivazione effettiva delle Regioni –in termini di competenze e quote di risorse- è avvenuta a cavallo degli anni settanta ed ottanta: 30 anni fa. Un arco temporale poco significativo , in termini storici. Il punto vero è che le leve del comando statuale generale e del comando sulla spesa pubblica ,e, sulla spesa pubblica in conto capitale, sono rimaste nelle mani dello Stato centrale, del governo nazionale e delle imprese pubbliche nazionali: ancor oggi, la GRAN PARTE DELLA SPESA PUBBLICA GENERALE E DI QUELLA IN CONTO CAPITALE RESTA NELLE MANI –e nella diretta gestione -DELLO STATO CENTRALE. Gran parte delle risorse vere o presunte del FAS restano in mano – e in gestione -allo Stato centrale,inteso com Pubblica Amministrazione allargata. Anche una parte significativa delle risorse dei fondi strutturali comunitari restano nelle mani – e nella gestione- dello Stato centrale.
Quadro Strategico nazionale ( QSN) Italia 2007-2013
Dotazione finanziaria complessiva ( risorse Ue+ cofinanziamento nazionale di tutti i Fondi: fesr, fse) : 60 Mld euro circa. Dotazione per le Regioni del Centro-Nord: 13 Mld circa. Dotazioni per le regioni del Sud: 47 Mld circa. Dotazione gestita dal governo centrale: 15 Mld circa ( 13,5 senza i 2 POIN). Dotazione gestita dalle Regioni del Sud: 32 Mld circa ( 47-15=32). Si tratta , in media ,per l’insieme delle 8 regioni meridionali, di circa 4,5 Mld all’anno di spesa possibile,per ciascuna delle annualità del settennio programmatorio 2007-2013 ( 7 per 4,5= 32 circa).
4,5 MILIARDI ALL’ANNO.PER L’INTERO SUD. Se calcoliamo gli altri due anni ( 2014-2015) previsti ai fini della rendicontazione finale la media annuale sarebbe di 3,5 Mld.
DI QUESTE CIFRE REALI SI TRATTA, AL DI LA’ DI TUTTE LE MITOLOGIE sulla programmazione comunitaria e sui POR.
LA GRAN PARTE DELLA SPESA ORDINARIA PER INVESTIMENTI NEL SUD RESTA IN MANO COMPLETAMENTE E ARBITRARIAMENTE ALLO STATO E AL GOVERNO CENTRALI, come i fatti dimostrano abbondantemente.
Si tratta degli arcinoti FAS e non solo. Una parte del FAS 2000-2006 non è stato ancora speso.
La maggior parte di tali risorse è inserito nei cosiddetti Accordi di Programma Quadro dei trasporti, la cui gestione è prevalentemente nelle mani dei ministeri e delle imprese pubbliche e parapubbliche, a partire da ANAS e Ferrovie, che sono in tutt’altro affaccendati, meno che sul fronte dello sviluppo del Sud. Ovviamente , la colpa è del Sud.
La dotazione originaria del FAS 2007-2013 era di 64 Mld circa. La legge finanziaria nazionale ne stanziò circa 63.54 Mld erano destinati al Sud e 10 al Centro -Nord.
Siamo, oggi alla fine del 2010: prossimi alla quinta annualità del ciclo programmatorio 2007-2010.
Ebbene, ad oggi, la situazione è la seguente:-intanto degli iniziali 63 Mld,circa 10 Mld sono stati letteralmente tagliati , si dice “ rimodulati”, anche in questo caso. Ne restano teoricamente 53:-le 8 Regioni del Sud non hanno ancora ricevuto dal governo centrale un euro reale dei 54 Mld totali previsti;-sono stati finanziati tutti i PAR ( Programmi regionali attuativi) FAS delle regioni del Centro-Nord,per 5,2 Mld; -dei circa 25 mld della quota del FAS a gestione governativa centralizzata, circa 24 sono stati stornati per circa 33 operazioni, in gran parte di spesa corrente, che non c’entrano niente con lo sviluppo del Sud, ma che hanno comunque finanziato abbondantemente il Centro-Nord: ad oggi, della quota governativa resta , forse, 1 Mld; -gli 8 PAR FAS delle Regioni meridionali non sono stati finanziati,per un valore di 17 Mld ( la Sicilia ne ha avuto l’attribuzione formale,nell’estate 2009, ma non ha ancora visto un euro in cassa); -i due programmi interregionali meridionali ( POIN Energia e Attrattori turistico-culturali sono fermi:1,5 Mld; -i 3 Mld destinati alla premialità degli obiettivi di servizio ( asili nidi e scuola, rifiuti, servizi idrici, assistenza domiciliare) stentano a decollare, in termini attuativi.
SI POTREBBE DIRE: IL FAS PER IL SUD NON C’E’ PIU’. RESTANO DEI 63 Mld iniziali, ancora circa 21 mld,ma non attribuiti ai legittimi destinatari. Di chi è la colpa , dunque? Quanti e chi sono i veri colpevoli?Sia chiaro. Richiamare il sistema globale articolato delle responsabilità e/o delle colpe non esonera il Sud, le regioni e gli enti locali meridionali e le loro classi dirigenti dalle proprie GRAVI RESPONSABILITA’ E COLPE.

III-PRELIMINARE VALUTAZIONE GENERALE DEL CICLO PROGRAMMATORIO 2007-2013, SENZA FAS, cioè senza una delle due ruote

Sei appunti.

1-Intanto i PO ( Programmi Operativi) sono stati approvati dalla UE a fine 2007: un anno dei 7+2 è così già saltato. 2-Il 2008 è ancora anno di attuazione del programma 2000-2006,con le PA concentrate su di esso e non ancora sul nuovo programma 2007-2013. 3-Nel 2009, la UE concede a tutte le Regioni comunitarie di slittare di un anno la conclusione dell’attuazione del programma 2000-2006: le Pa restano concentrate su quest’ultimo. 4-Sull’intero periodo 2008-2010 incidono pesantemente il rallentamento, la paralisi e la crisi dell’intero sistema delle politiche comunitarie e nazionali per lo sviluppo del Sud, come è stato precedentemente evocato. 5-Un altro e pesante elemento di paralisi è rappresentato dal ciclo delle elezioni regionali 2009-2010. In Sicilia, diciamolo così, è in corso la destabilizzazione lombardiana.
6-Va ponderato il peso negativo della mancata attribuzione delle risorse del FAS e della sua mancata attuazione operativa.

IV-PRELIMINARE VALUTAZIONE TECNICA DEL CICLO 2007-2013

A che punto è l’attuazione?

1-Scenario nazionale. Obiettivo convergenza- Fondo FESR ( 4 regioni+ Basilicata, 5 PO regionali, 5 Po nazionali, 2 POIN), al 30 aprile 2010:-Budget totale: 36 Mld; -Impegni: 5,5 Mld ( 15% su budget); -Pagamenti: 2,5 Mld ( 7% su budget).
2-Sicilia. Dati generali di base: -Budget: 6,5 Mld;- Impegni: 662 Meuro ( milioni euro) ( 10% sul budget);-Pagamenti: 397 Meuro ( 6% sul budget).Va sottolineato che circa la metà di questi pagamenti certificati e certificandi va attribuita ai 2 programmi Jessica e Yeremie , gestiti dalla BEI. Nonostante tutti i fattori esogeni di crisi e tutte le responsabilità esterne,
NON CI SIAMO , NEL MODO PIU’ ASSOLUTO.

V- L’AUTONOMIA NEOMERIDIONALISTICA

1-Infine, va detto che il nostro intero ragionamento resterà privi di sbocchi seri:-senza un vero RISVEGLIO DEL SUD; -senza una liberazione della RESPONSABILITA’ DEL SUD, di una assunzione vera di diretta responsabilità, DI UNA GRANDE AUTONOMIA DEL SUD;
-autonomia culturale, economica e politica.
2-La partita dell’Italia , dell’Unità d’Italia, si gioca a Sud.
3-La prossima partita politica elettorale nazionale si gioca sul Sud, nel Sud,speriamo non sulla pelle del Sud.
4-La questione meridionale è esistita ed esiste,in forme diverse e più gravi e complesse,all’interno della più generale questione mediterranea.
5-I paradigmi egemonici , per interpretare la questione meridionale , sono pochi e sempre gli stessi, sia pure in svariate versioni: -l’approccio RAZZISTA, quello secolare e predominante;
-l’approccio fondato sulla cattiva qualità delle classi dirigenti e la teoria delle intermediazioni improprie;-l’approccio fondato sul divario di COMPETITIVITA’, difficile o impossibile da colmare-vi sono poi gli approcci monocausali: la questione meridionale= questione criminale tout court e la teoria del deficit di CAPITALE SOCIALE.
1-La verità è che il divario Nord –Sud si è determinato, a partire dal 1860-61, dal modo di farsi della statualità italiana ,delle sue classi dirigenti, dei suoi sistemi di potere.
I primi 90 anni di storia unitaria hanno determinato, strutturato e stabilizzato il divario.
In seguito è stato difficile porvi riparo. L’unico grande tentativo è stato quello del periodo d’oro della CASMEZ. Il ventennio 1970-1990 è stato quello della degenerazione dell’intervento straordinario e qui le colpe delle classi dirigenti meridionali sono imperdonabili. C’ è stato poi il vuoto degli anni novanta. Infine,il tentativo della Nuova Programmazione economica di Ciampi e Barca, a cavallo degli anni novanta e il primo quinquennio degli anni dieci del duemila. Oggi, la devastante egemonia del Nordismo, a trazione leghista e tremontiana.
2-Oggi, si confrontano 4 approcci alla questione meridionale
2-1 L’approcccio vetero-assistenzialista, ancora predominante tra le classi dirigenti d’Italia e del Sud. Approccio tecnicamente non più praticabile. Non ci sono più le risorse e le condizioni per farlo.
2-2 L’approccio neocentralistico, alla Napolitano,nobile, ma storicamente superato.
2-3 L’approccio divisionista, nordista, leghista, che è quello egemone, a destra e a sinistra.
Liberalizzare il Nord e commissariale il Sud. Come propala il politologo Panebianco.
2-4 L’approccio del NEOMERIDIONALISMO FEDERALISTA UNITARIO. RUFFOLO.
Federalismo vero e integrato: economico, costituzionale, politico culturale ,e, soltanto in questo quadro, federalismo anche fiscale, equilibrato, realistico, processuale, equo.
Insomma, fratelli e sorelle meridionali,
quella dei fondi comunitari per il Sud e del FAS è una grande impostura, ai danni del Sud.
Non ci sono gli investimenti statali ordinari per il Sud. Tutto viene occultato e confuso, con il gran polverone sui fondi europei.
Soltanto l’exploit di un grande Partito del Sud, può essere la salvezza nostra e dei nostri figli.
Costruiamolo, dunque, insieme, e, con entusiasmo.

Beppe De Santis, Segretario nazionale del Partito del Sud.
Palermo , 3 novembre 2010.

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martedì 2 novembre 2010

IL PARTITO MERCENARIO DEL SOTTOSEGRETARIO MICCICHE’

12° messaggio di Beppe De Santis, Segretario nazionale del Partito del Sud



Mentre il vascello berlusconiano sta miseramente affondando- tra scandali privati e pubblici, paralisi e lontananza siderale dai problemi veri del Paese- i topi delle stive cercano la salvezza, saltandone fuori.
Così il servo del ras milanese che più inserviente non si può, il sottosegretario Gianfranco Miccichè, s’inventa e lancia , alla disperata,“Forza Sud”.

1-Quali sono i contenuti programmatici di “FS”, delineati nell’assemblea costituente del 30 ottobre 2010, al teatro Politeama di Palermo?

Intanto, chiacchiere a profusione: “un partito popolare ,contro tutti i modelli degli attuali partiti” (?); “ un partito dei doveri” (?); “ un nuovo meridionalismo creativo,rivoluzionario, dirompente” (?); “un progetto per il Sud,non avventuriero,e, non piagnone” (?); “contro boiardi di provincia,traffichini, clientele e aspiranti mafiosi” (?); “per una classe politica onesta, seria, intelligente” (?); “un partito delle entrate e non delle uscite” ( ?);un partito che procederà alla derattizzazione della pubblica amministrazione dalla marea dei burocrati che bloccano tutto , da considerare topi di fogna(?);un partito pronto a sbloccare i 12 miliardi di fondi europei della Regione Siciliana (?);un partito capace ,così,di produrre 300.000 posti di lavoro produttivo in più,in Sicilia e di sconfiggere in 7 anni la piaga della disoccupazione( ?);un partito vocatissimo a fare la rivoluzione energetica in Sicilia, palificando di pale eoliche l’intera Isola( ?);”noi siciliani abbiamo combattuto e battuta la mafia” ( ?);un partito che promuoverà “la guerra tra terroni e polentoni”, dei colori arancioni mediterranei contro i colori verde-acquitrino dei leghisti, lo scontro epocale dei figli della Magna Grecia contro gli Unni e il “ buio nebbioso delle valli padane”. “ Contro questi Unni che ci guardano con sufficienza”. Un partito “ che farà la guerra alla povertà”. Insomma, uno shock, una terapia d’urto,un terremoto. “ Io credo al popolo più di ogni cosa al mondo”. Perciò, “ vado pazzo per questo partito che sto creando”. Un martello pneumatico. “ E se c’è qualcuno che prende una tangente, lo denuncio io”.

2-La “questione meridionale” non c’è e non c’è mai stata

Nel “paradigma miccicheiano”- si fa per dire- non vi è traccia alcuna di analisi storica e teorica della questione meridionale: cos’è la questione meridionale? Come è nata la questione meridionale? Chi sono i responsabili del divario e della minorità meridionale?
Del clamoroso libro di Pino Aprile, “Terroni”, nel polpettone miccicheiano è restato soltanto un nome vuoto: “terrone”. Miccichè informa di aver studiato la questione meridionale, come un pazzo, per mesi e mesi ,rinchiudendosi in casa in meditazione. “ Me ne sono stato chiuso, mesi e mesi, per studiare. Mentre, gli amici si lamentavano della mia lunga assenza”. Sarà vero, ma i risultati sono veramente scarsi.

3-E le mancate politiche di sviluppo a favore del Sud?

Non vi è bilancio alcuno delle politiche di sviluppo nel Sud, nell’ultimo quindicennio, di cui lo stesso Miccichè è stato ,ed è, uno dei massimi responsabili, nel ruolo di sottosegretario ai trasporti, viceministro e ministro per il Mezzogiorno. Miccichè ha letto il libro “Mezzogiorno a tradimento “ di Gianfranco Viesti, che smonta tutte le balle storiche e odierne sulle presunte grandi spese di investimento realizzate a favore del Sud ? L’ha capito? L’ha assimilato? Ebbene?

4-Miccichè si scorda del FAS, di cui è sottosegretario

Ad un certo punto, Miccichè si lamenta del fatto che “ gli altri si rifiutano di darci i soldi del Fondo delle Aree Sottoutilizzate ( FAS), che ci spettano” ( dovevano essere una cinquantina di miliardi), sorvolando che questi “altri” sono i suoi colleghi di governo, e, che lui stesso è l’attuale sottosegretario al Comitato Interministeriale della Programmazione Economica (CIPE), l’organismo che non dà i soldi spettanti al Sud.

5-Le parti in commedia di un impostore

Miccichè svolge tutte le parti possibili in commedia :il governo e l’opposizione,il carnefice del Sud e la vittima, l’oppressore e il rivoluzionario, l’alleato prono- e servo- della Lega Nord e il presunto guerriero anti-Lega Nord. Caro Miccichè, o ci sei o ci fai. O sei un autentico incapace e impotente o sei complice o tutte e due le cose. Comunque, un autentico imbroglione, un impostore.

6-Quali le alleanze del rivoluzionario neosudista Miccichè ?

Uno si aspetterebbe il lancio dell’alleanza di tutte le forze antagoniste- e rivoluzionarie- del Sud e dell’intero Paese.
E,invece, che ti combina, Miccichè , il ribelle, il ribaldo?
“Io sto con Berlusconi.Io voglio stare con Berlusconi. Io voglio stare con lui. A Berlusconi, GLI VOGLIO UN BENE BESTIALE”. “Con Lui si vince”. “Noi vogliamo te come premier, sempre”. “E non siamo neppure contro la Lega Nord”. La quale comanda sul governo Berlusconi.
Una rivoluzione con il carnefice , quella del signor Miccichè. Complimenti.

7-Quale la forma-partito di “FS”?

E’ tutto pronto per il grande partito rivoluzionario neosudista.
Il logo è pronto ,con i colori fucsia+arancione+azzurrino.
Il colore arancione , il colore meridiano per eccellenza, il colore dell’allegria, della nostra simpatia, del sole, che contrapponiamo al buio nebbioso verde padano,contro i colori unnici, è lì già esploso, con bandierine, cravatte, pochettes, spillette, borsette, signorine.
Il magazine “NewSud”.
Soldi a profusione.
Quelli del Fas non arrivano.
Quelli per le campagne elettorali arrivano a profusione.
Da dove vengono tutti questi soldi?
Soltanto per la manifestazione del 30 ottobre, sono stati mobilitati 45 pulman, 5.000 manifestoni affissi a Palermo. Centinaia di testate giornalistiche e televisive di Mediaset, e non solo, eccitate, emozionate, mobilitate. Eccetera.
Cari fratelli meridionali, siete sistemati. Per le feste.
Insomma,Miccichè ha montato un siparietto da classico berluschino di provincia. Un ridicolo berlusconismo in sedicesimo.
Ricordate che l’audace Gianfranco ha promesso anche 300. 000 nuovi posti di lavoro in Sicilia, in 7 anni: tale proposta non vi ricorda quella del milione di posti di lavoro, sparata dal Berlusca , nel remoto 1994. Ridicolo. Una buffonata.
Le sceneggiate sono sempre le stesse.
E nella scena rarefatta del Teatro Politeama, poi, Gianfranco parla da solo. Rigorosamente da solo. L’Unico. Il Leader maximo. L’Unto di Sicilia. Ma, fatemi la cortesia.
Sottolinea ,infine,che “ più che il consenso , più piace il TIFO, il clima da stadio”.
Perfetto: la politica ridotta a commercio, a marketing banale, a spot, a vuoto puro. Il solito partitino personalistico, col solito piccolo cacicco in testa. In alcuni casi, anche un po’ bollito.
Insomma, il contrario di ciò di cui ha bisogno il Sud.

8-Da massimo scudiero del Presidente siciliano Raffaele Lombardo ad arcigno oppositore dello stesso ( e di se stesso)

Miccichè rimprovera a Raffele Lombardo la mancata spesa dei fondi europei ( 13 mld),l’incapacità di far lavorare i burocrati parassiti e “sorci” ( “che dicono sempre No e dovrebbero dire spesso SI”),di bloccare la rivoluzione universale delle pale eoliche,di volere la secessione della Sicilia dall’Italia, di pensare esclusivamente alle uscite e non alle entrate e così via.
Suvvia, Miccichè. Non faccia il bambino.
Se questi rimproveri fossero fondati, e,in parte, lo sono,allora quasi la stessa responsabilità è da attribuire allo stesso Miccichè. Che è stato fino a ieri, per quasi due anni e mezzo ( mezza legislatura regionale), il massimo alleato di Lombardo. I suoi uomini hanno gestito la vicepresidenza del governo regionale e gli assessorati più rilevanti, a partire dal Bilancio e dalla programmazione comunitaria e dal FAS. E a proposito di burocrati, più o meno sorci,ce n’è un lungo elenco anche di miccicheiani. A partire dalla sanità. Un qualche tanfo di fogna si è avvertita, anche l’altro giorno, in parecchie file del Teatro Politeama. Se è per questo. In platea c’era anche l’ing. Antonio Cassina, figlio del più noto Luciano Cassina, storico personaggio della saga mafiosa degli appalti palermitani dei tempi d’oro. Antonio Cassina gestisce ora una società in house (in casa, in famiglia) del Ministerpo dell’Economia, “Studiare sviluppo”. Indovinate un pò che gli avrà potuto dare questo comodo incarico? L’ing. Nino Bevilacqua, dagli infiniti incarichi , e, pesanti. I tre fratelli Quì Quò Quà StagnoD’Alcontres. Vogliamo continuare? E’ meglio cambiare argomento. La nausea. La nausea.
MICCICHE’ SI OPPONE A SE' STESSO. Si opponga, si opponga, sottosegretario.
In realtà e banalmente, a Miccichè del presunto partito del Sud “FS” non gli frega niente.
Questa operazione di rozzo marketing, alla Houdini ( noto attore e illusionista statunitense), serve a Gianfranco a rientrare nei giochi siciliani, a porre una sua mezza candidatura a prossimo governatore siciliano ( sono 15 anni che ci anela),e, per questo disposto a rimettersi d’accordo anche con gli arci-odiati concorrenti locali. CON IL NUOVO CHE AVANZA: il senatore Firrarello e il genero Castiglione, Cuffaro e i cuffariani ( che hanno apprestato alla bella e meglio un partito per “ domani”), gli ascari più mitici della Seconda Repubblica ( Angelino e Renato),e, altri possibili avanzi di galera. Ah, che bella rivoluzione neo-meridionalista. Arancione. Come il vomito.

9-A proposito della NUOVA classe dirigente

Evidentemente, l’altro giorno, al Politeama, non poteva mancare l’argenteria di famiglia, il meglio della nuova classe dirigente.
Intanto sgomberiamo il terreno dalle vere e proprie balle. Alcuni gazzettieri di regime hanno subito parlato di una marea di parlamentari nazionali e regionali lì lì pronti ad aderire a “FS”, perlomeno una cinquantina. Non è vero un fico secco. I deputati regionali miccicheiani sono soltanto 5 su 90, di cui due transfughi dell’ultima ora. I parlamentari nazionali miccicheiani si contano, al massimo, nel palmo di una mano. Gli altri sono amici vaghi,curiosi e cortesi, che osservano e vanno. Dove soffia il vento.
I miccicheiani doc sono un piccolo drappello di reduci, alla deriva. Questa è la verità.
Hanno millantato poi la clamorosa presenza di 600 amministratori locali. Tutto da verificare. Ma , seppure , fossero 600, si tratta di un numero presunto che non impressiona nessuno. In Sicilia vi sono 400 comuni (e 9 Province), e tra consiglieri comunali e assessori si perviene ad un numero impressionante di amministratori locali: circa 9-10.000. Anche 300-400- 500- 600 sono una goccia nel mare. Degli sprechi siciliani e italiani. Cala Trinchetto, insomma.
Ciò per la quantità. Delle truppe. Presunte. Se procediamo, poi, alla QUALITA’, vi è da esaltarsi. Basti un solo esempio. Uno dei primi ad dichiarare la propria entusiastica adesione alla rivoluzione siculo-arancione è stato il signor Angelo Graci. Direte voi, ma, chi è costui?
E’ un sindaco. Intanto. Sindaco di una cittadina dell’agrigentino, Licata. Ebbene, perché è così rilevante, questo sindaco? In Sicilia ve ne sono ben 400 ,e tantissimi di più alta levatura demografica , perlomeno. Qui vi sbagliate, clamorosamente. Il fatto è che il il Graci E’ L’UNICO SINDACO AL MONDO CHE AMMINISTRA SI’ LICATA, MA IN ESILIO, AD AGRIGENTO. Ciò per gravissime vicende giudiziarie. E il Graci non molla. Come in ogni vero Risorgimento, non possono mancare gli eroi. Vi ricordate di Silvio Pellico? Di Maroncelli? Ecco, ci siamo.
Viva la rivoluzione neosudista arancione di Gianfranco Miccichè.
Viva Graci, il sindaco in esilio. Primo martire della rivoluzione neosudista.

Beppe De Santis, Segretario nazionale del Partito del Sud.
Palermo 2 novembre 2010

lunedì 1 novembre 2010

GAETA - SABATO 6 NOVEMBRE 2010: COMMEMORAZIONE DELL'INIZIO DELL'ASSEDIO DI GAETA DEL 1860-61





Pubblicato da : NON MI ARRENDO a 11/01/2010 12:00:00 PM 0 commenti
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Gigi Di Fiore a Gaeta il 6 novembre prossimo presenterà il libro "Gli ultimi giorni di Gaeta, l'assedio che condannò l'Italia all'unità".

Gigi Di Fiore a Gaeta il 6 novembre prossimo. Nella giornata di contro manifestazione per i 150 anni di unità d'Italia, l'amministrazione comunale presenterà il libro "Gli ultimi giorni di Gaeta, l'assedio che condannò l'Italia all'unità". Appuntamento al Circolo nautico alle 17,30. Con l'autore, sarà presente il sindaco Antonio Raimondi e l'intera giunta comunale.

Pubblicato da : NON MI ARRENDO a 11/01/2010 07:19:00 AM 0 commenti