...per il recupero della memoria storica, per la difesa, il riscatto ed il futuro del popolo meridionale, per una vera rappresentatività politica del Sud...

giovedì 10 febbraio 2011

Tutti al San Paolo il 20 Febbraio con le nostre bandiere


NAPOLI - CATANIA CON BANDIERE DUOSICILIANE :

CARLO ALVINO (telecronista del Napoli su sky)
ENRICO DURAZZO(napolimania)
ANGELO FORGIONE(v.a.n.t.o.)
STEFANO LO PASSO E ALBERTO ROMANO(insieme per la rinascita)


Lanciano il primo spot per invitare tutti a sventolare una bandiera duosiciliana il 20 febbraio allo stadio San Paolo di Napoli, in occasione del derby del Sud Napoli-Catania.

Saranno presenti allo stadio:
Insieme per la Rinascita, v.a.n.t.o., Rinascita del Sud, Giovani per il Sud, Neoborbonici, Controvento e Partito del Sud.
Lo scopo (solamente culturale) è ristabilire le verità storiche su cosa ha subito il Sud durante il Risorgimento e ciò che ne è derivato: eccidi, sottosviluppo e tanta emigrazione.
Molto probabilmente a fine gara Enrico Durazzo, leader della catena NAPOLIMANIA, distribuirà alcuni gadget "meridionalisti"ad alcuni tifosi catanesi in segno di fratellanza.
Deve essere la festa di TUTTI I MERIDIONALI, al di là dei movimenti o associazioni ! DIFFONDETE IL VIDEO

Fonte : www.meridionalismo.it

GAETA ED IL SUD A 150 ANNI DAL REGNO DELLE DUE SICILIE : 11 / 12/ 13 FEBBRAIO 2011


domenica 13 Febbraio
- ore 10,00 Messa Solenne in suffragio dei caduti del 1860/61
c/o il Santuario della S.S. Annunziata
- ore 12,00 Cerimonia del lancio a mare della corona di fiori
offerta dalla Nunziatella in memoria dei caduti del 1860/61
Rievocazione storica con alzabandiera, salve di cannone e fucili
lungo gli spalti dove esisteva la batteria Transilvania
c/o il Santuario della S.S. Trinità alla Montagna Spaccata
etichette : Ciano, Due Sicilie

La storia dei nostri soldati in America nella guerra di secessione.


I soldati delle Due Sicilie arruolati per la guerra civile americana in alternativa alla deportazione nei lager piemontesi.


La maggior parte dei combattenti italiani nell'esercito della Confederazione del Sud, durante la guerra di secessione americana, erano ex soldati delle Due Sicilie, reclutati con il benestare del governo Piemontese che cercava una soluzione al problema del considerevole numero dei prigionieri di guerra.
All'inizio del 1861, prima che l'Unione bloccasse il porto di New Orleans, 4 navi arrivarono da Napoli con 884 ex-soldati prigionieri. (Il totale delle reclute ammonterà a circa 2000 in totale). Le truppe vennero inquadrate come "The Italian Guards" nel 10° Reggimento di fanteria Louisiana.




le parole pronunciate dalla discendente del presidente degli Stati Confederati d'America, sig.ra Betty Russo (sposata con un oriu...ndo siciliano, discendente dei fratelli Russo in forza alla "Italian Guards" i quali avevano militato nell'esercito delle Due Sicilie. “È con profondo rispetto e senso dell'onore che mi rivolgo a voi. Voglio esprimere la mia sincera stima e gratitudine per il supporto e l'aiuto di tutti gli ex soldati di Borbonici che combatterono per la libertà della nostra patria durante la guerra di aggressione nordista. L'amore della patria, della libertà, e l'indipendenza furono i principali motivi di quei valorosi soldati che combatterono tanti anni fa al nostro fianco. I vostri compatrioti combatterono con onore e si distinsero sui campi di battaglia per 4 lunghi anni per difendere la nostra libertà. Questo non è stato dimenticato, e con le parole del Generale Lee: "non li dimenticheremo mai". Il sacrificio degli ex soldati borbonici durante la guerra non sono stati dimenticati. La loro storia è finalmente riemersa negli Stati Uniti. La loro storia, ed è stata narrata alla convenzione nazionale del UDC e dei discendenti dei veterani Confederati. La loro storia è stata presentata alla riunione nazionale del movimento neoconfederato in Huston e ripetuta alla convenzione dei discendenti di veterani confederati, ove sarà fatto l'appello di tutti quei vostri compatrioti che combatterono con noi. Siate fieri del vostro passato e del vostro retaggio. La loro memoria ed i loro sacrifici sono con noi".

Fonte : Nino Vassallo bacheca http://www.facebook.com/

L'ultima opera di Nicola Zitara è in libreria !

E' ARRIVATA NELLE LIBRERIE L'ULTIMA OPERA DI NICOLA ZITARA!

L'INVENZIONE DEL MEZZOGIORNO

Una storia finanziaria

Nicola Zitara Editore - Jaca Book Collana

Data uscita - 09/02/2011 Pagine - 496


Dalla quarta di copertina:


“L'invenzione del mezzogiorno” è la descrizione di come, “manu militari”, il capitale, gli affaristi e le banche tosco-piemontesi abbiano espropriato il Sud delle sue banche, che non erano delle verginelle, ma erano lo scheletro creditizio dell'economia meridionale e, tra l'altro, del primo capitalismo italiano che vide in Napoli l'unica metropoli a cavallo tra Settecento e Ottocento nella Penisola. Colonialismo perciò non in terre . selvagge, ma di conquista su terre competitive col Nord; un Nord dove spesso la condizione contadina era peggiore. Non accumulazione primitiva tramite la tratta degli Africani o su Indios immiseriti, ma su una popolazione impoverita radicalmente da una conquista militare e dal furto dei propri strumenti di credito e delle terre. È questo un discredito al farsi dell'Italia? No, qui non si discute il farsi l'Italia, si discute la creazione di una colonia strumentale allo sviluppo del Centro-Nord. I lavori di Zitara sono imprescindibili per guardare al formarsi del Paese: proseguire con il negazionismo non permette la progettualità per l'oggi e per il domani. L'obiezione che ci fu il plauso per quanto operato sul piano politico- militare da parte di una fascia della borghesia meridionale non è un'obiezione, ma la conferma della lettura di Zitara. Ogni colonia basa il suo perdurare sull'esistenza di una borghesia «compradora» in loco, che enfatizza ruolo svolto dalla stessa borghesia agraria. Se questo volume è una storia finanziaria, a volte molto dettagliata, è però un importante strumento alla storia generale; per questo l'invito a rileggere i veloci saggi “L'unità d’Italia: nascita di una colonia” e “Il proletariato esterno”, due classici di Zitara, resta caloroso per il lettore che cercasse un'introduzione al tema.

Fonte : www.eleaml.org

come richiestoci, onorandoci di quest'impegno, ci impegneremo sia come sottoscritto che come Partito del Sud, ad organizzare a Napoli in luogo adeguato - come da volontà espressaci dal compatriota ed amico Mino Errico e dalla consorte del mai troppo compianto maestro - la presentazione, in anteprima, con relatori di livello dell'ultima fatica letteraria di Nicola Zitara. E' il minimo onere di cui possiamo farci carico nei confronti di uno dei pochi, certi e grandi padri del meridionalismo degli ultimi decenni.
Andrea Balìa Partito del Sud - Napoli

mercoledì 9 febbraio 2011

Un altro luogo comune da sfatare...sprechi e cattiva amministrazione solo al Sud...


Da un recente post sul blog di Beppe Grillo ed anche da un articolo ADN Kronos che riprende una ricerca della CGIA di Mestre (che non può di certo essere sospettata di tendenze meridionaliste...), scopriamo che i comuni più indebitati, considerando l'indicatore del Debito Pro Capite, sono nell'ordine: Torino, Milano e Genova.

Ricordate quante volte ci hanno ricordato i disastri delle Regioni meridionali, in particolare Campania e Calabria, per il deficit sulla Sanità...e sicuramente una cattiva amministrazione c'e' stata in queste regioni e nessuno vuole o può difenderla...ma il punto e': come mai l'esempio del deficit regionale di Campania e Calabria e' sempre citato mentre nessun TG nazionale e nessun commentatore politico ai numerosissimi talk show in prima serata in TV ha mai citato questa notizia sui comuni italiani più indebitati?Certo ci sono anche comuni meridionali messi male, ad esempio il Comune di Catania che è da tempo sull'orlo della bancarotta, ma quello che stupisce è che ci sono comuni come Torino o come Carrara o come Siena che non vengono quasi mai citati come esempio di cattiva amministrazione. Ci viene il "leggerissimo sospetto" che le notizie che possono denigrare i meridionali, prendendo di mira le cattive amministrazioni comunali e regionali, vengono sempre amplificate mentre notizie analoghe o anche peggiori che riguardano amministrazioni del Centro-Nord vengono sempre nascoste o ridimensionate.Tocca a noi meridionali vigilare e diffondere notizie e dati attendibili per rispondere a questo accerchiamento mediatico, per spezzare le nostre catene coloniali bisogna in primis ribattere colpo su colpo alle accuse leghiste, con un sottofondo di velato razzismo (a volte nemmeno troppo velato...) antimeridionale, che riprendono tanti stereotipi tanto cari nel belpaese dei "fratelli d'Italia" dai tempi di veri e propri criminali come Cialdini e Farini...Quel dito puntato sempre contro il Sud e le sue inefficienze, andrebbe spesso rediretto verso il Nord ed i suoi tanti difetti. Primo fra tutti, come diceva anche Viesti nel suo bel saggio economico "Mezzogiorno a tradimento", l'arrogante colonialismo mediatico e culturale del Nord che ha la pretesa di liquidare tutto ciò che non funziona e che non piace bollandolo come un "fenomeno tipicamente meridionale". Il tempo delle bugie padane e' finito...per contrastarle basta citare i dati, quelli veri ed attendibili di ricerche indipendenti e super partes....oggi il Sud è stanco di subire e di essere "cornuto e mazziato", non può e non deve più tacere.

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale PARTITO DEL SUD
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martedì 8 febbraio 2011

Festival Wave trasloca: da Arezzo a Lecce. Vendola: "Non è scippo, noi investiamo"

Da 25 anni in Toscana, ora dal 14 al 17 luglio in Puglia

Valenti: «Sulla musica si scommette come in Francia»

ROMA - «Non mi piace sentire pronunciare il termine "scippo" da parte degli amici toscani. Credo che sia solo una inappropriata etichettatura da parte di qualche commentatore. Sono felice di poter ospitare questa iniziativa in Puglia perché la nostra regione dimostra di puntare sui giovani e sulla musica. La cultura è il destino industriale del Sud». È la risposta di Nichi Vendola, governatore della Puglia, alle polemiche nate in merito al trasferimento di uno dei festival di musica rock più longevi e importante d'Italia: da Arezzo a Lecce. Critiche giunte dal mondo dello spettacolo toscano. Vendola ha chiarito la situazione nel corso della conferenza di presentazione di «Italia Wave Love Festival» di scena dal 14 al 17 luglio prossimi. A Roma c'era anche Mauro Valenti, ideatore dell'iniziativa. «Non è il caso di nascondere - ha chiarito Valenti - i rapporti poco proficui con il Comune di Arezzo, mentre con la Regione Toscana non abbiamo avuto il tempo di stringere accordi con il nuovo presidente. In mancanza di feeling abbiamo scelto un territorio vitale. Sulla musica la Puglia è come la Francia».

Per Perrone, sindaco di Lecce, «con la cultura si mangia perché è il comparto economico nascente». «Ci apprestiamo ad accogliere decine di migliaia di giovani che invaderanno pacificamente la capitale del barocco. È un risultato straordinario - conclude Perrone - frutto di un lavoro meticoloso e costante da sempre rivolto al mondo giovanile attraverso la realizzazione di manifestazioni e concerti, la creazione di uno student center, che recentemente è diventato un’Officina della musica, la crescente attenzione nei confronti dei bisogni degli studenti universitari che sono circa 30mila a fronte di una popolazione complessiva di meno di 100mila abitanti»

domenica 6 febbraio 2011

Lettera a Marcello Veneziani


di Bruno Pappalardo

Non so se può interessare ma ieri risposi ad un articolo di Marcello Veneziani che cura una finestra di bassofondo intitolata "Cucù, sulla prima pagina de" Il Giornale". in cui, devo dire, questa volta, non si schierava apertamente contro la festa di Gaeta o contro i neoborbonici ma qulacosa di canzonatorio, tuttavia, emergeva. Anzi, si dichiarava d'essere per buona parte daccordo con le idee dei "tradizionalisti meridionali" ma non quando si attaccava l'Unità d'Italia. Tra le righe sembrava trasparire un chè di derisorio tra le due feste e per un certo accenno ad un nostro intercalare. E' stato, si saprà, insieme a Ferrara il fautore della festa del 17 marzo per i 150 anni dell'Unità per la quale è stato ben finanziato .
L'articolo è breve e ne lascio dei piccoli stralci: "... Uè uè è il saluto di amicizia o di ostilità, di meraviglia o solo intercalare, più frequente al sud. Immagino possa diventare il grido di identità per i fautori del Regno delle Due Sicilie in assise da oggi fra le polemiche per tre giorni a Gaeta, (...) Proprio mentre a Roma e al nord si tribola per il federalismo, il sud della tradizione chiama a raccolta i suoi figli per parlare del 150à della "Malaunità" , ovvero " 1861, la menzogna dell'unità d'Italia" (...) Conosco i miei conterranei tradizionalisti e condivido molte loro idee, eccetto una, la principale: (...) che l'Unità d'italia sia un male in sè. L'errore è ridurre l'Italia alla "conquista piamontese"
" ,,,l'unità era giusta e necessaria. L'italia è una civiltà, una lingua, una cultura, un comune sentire prima che uno Stato.(...) E' arduo la contabilità di ciò che ha dato e ciò che ha preso il sud dall'Italia, e così il nord. Chi avuto ha avuto, cantano a Napoli Non scurdammoce 'o passato, per carità; però senza rancore. Se non vi va di dire Viva L'Italia, fatela vostra dicendo Uèuè Italia (...)

lettera inviata a Veneziani (o meglio alla sua segreteria...) :

Cortese Esimio Veneziani,
ho letto il Suo garbato articolo comparso su “il Giornale” del 04 febbraio di quest’anno intitolato “Viva L’Italia. E chi ha avuto ha avuto”
Garbato perché mi è parso non propriamente accusatorio o calunnioso contro/verso il solito piagnucoloso e lamentoso Sud che chiede, chiede sempre senza dare nulla, anzi rubando e sottraendo ricchezza al ricco ma bistrattato Nord perché vessato dal Sud.
Credo che abbia voluto regalare uno zuccherino ciascuno, con la consueta mano pronta a scapigliare i testoni di due asini, ovverosia il Nord e parimenti il Sud. E’ come dire smettetela stolti capoccioni con le vostre instancabili diatribe, quisquiglie insulse davanti all’importanza (altamente simbolica ) della mia festa del 17 marzo che ho preteso si facesse sull’Unità Nazionale ,... cosa molto più seria delle vostre marcite patrie. ( chi organizza quella del 12-13/febbraio non ci guadagna nulla. Il modesto ricavato va al Comune)
Il titolo dell’articolo, infatti, è perentorio e chiaro: “ metteteci una pietra sopra e via così, … si vada vanti come sempre” Pensare che si debba andare avanti ancora così mi si raggela il sangue.
Sono uno che sarà presente a Gaeta. Sono un meridionale e amo profondamente questa terra offesa e ferita. Ci va chi crede d’aver perso qualcosa; la terra, la propria Storia, la dignità e, dunque, la propria esistenza. ( …la solita menata drammo-sceneggiata)
Mi sento, tuttavia, italiano e anche federalista, eppure, meraviglia delle meraviglia, ci vado.
Ci saranno tantissimi come me pronti a difendere la Nostra Bella Carta.
Forse si chiederà come mai? Forse è perché s’è perso qualcosa . Qualcosa che sui suoi scaffali, stracolmi di libri, manca, il libro del Sud. La Sua estesa cultura crede ancora che a Gaeta vadano solo i neoborbonici ostinati, tronfi e fieri del loro passato a ridire la solita storiella di una nazione con il primato del primo tratto ferroviario Napoli-Portici. Credo che chi pensa ancora così, si perda un pezzo della Sua Bella Italia. ( ai neoborbonici bisogna dare il merito che da più di trent’anni hanno lavorato e sollevato, per primi, le croci dalla terra che copriva i circa due milioni di meridionali morti allora per la loro Patria, quisquiglie anche questi?!!) Il Sud dei giovani imprenditori, degli intellettuali, scrittori, ricercatori et cetera, lentamente si fa sentire e scricchiola la su in alto perché sta per staccarsi dalla montagna e franerà violenta sulla Sua Italia Bella e Unita. A Gaeta oggi ci vanno tutti e forse non tutti insieme ma con la stessa significazione della Sua strapagata Bella Festa che è anche la nostra ma a Gaeta Lei mancherà.
La nostra Memoria celebra eucaristicamente la volontà di riappropriarsi di una identità smarrita pregna, però, di una storia traboccante di straordinari valori ma senza medaglie e senza magnificati eroi. Quanti ne ha la Sua Bella Festa ? Centinaia? Migliaia ? Quanti?? Noi ne abbiamo milioni tutti morti in quella Unità che non volevano! La contabilità di questi l’abbiamo conservata noi.
Restarono qui coraggiosi e deportati nei lager, nelle carceri o, con stracci ai piedi, sulle montagne nei casali a morire. I vostri, della vostra Bella Festa vennero giù come prodi combattenti ma erano macellai. Massacrarono tutti, contadini, soldati e ufficiali dell’esercito borbonico, civili, briganti-partigiani e con indicibile violenza stuprarono e squartarono donne e bambini. Innocenti e belli quei fanciulli, … è difficile dimenticare. Li usarono anche perché votassero il 21 di Ottobre del 1860 a Napoli in un grottesco suffragio universale “ inscenato” in piazza del Plebiscito. Furono i soli con le loro madri. No, mi sbaglio c’erano pure i camorristi, all’epoca solo guappi ma che vennero chiamati e assoldati dal prefetto borbonico, Liborio Romano, improvvisamente unitarista mentre continuava a percepire lo stipendio di funzionario del Regno. Fummo, dunque, abbandonati dalla Storia dei vincitori e cadde l’oblio. Lei queste cose le sa, credo che qualche suo vecchio le abbia raccontato del sergente Romano suo conterraneo. Noi vorremmo solo le scusa, vorremmo che L’Italia sapesse. Vorremmo indietro la nostra e anche la Sua dignità di meridionali. Basterebbe poco. Sogno, a volte, stupidamente, che in un giorno, in un sol giorno, tutte le testate giornalistiche si ricordassero di questo racconto taciuto! Allora Si, certo che si poserebbero le pietre sui fossi e svanirebbero per sempre gli odi, il disprezzo e livore per tutte le angherie e i brogli giganteschi e anche la secolare “ questione meridionale”. Avevo detto dei primati. Nel mio Sud sono innumerevoli. Vorrei che si aprissero gli archivi secretati e che si raccontasse cosa accadde: discese dal cielo, nella notte tra il 20 e il 21 di quell’ottobre del ‘60, una enorme ombra, come un velo maledetto voluto da qualche divinità occulta, che trasformò, in un attimo, l’immenso nostro territorio ricchissimo, senza disoccupazione e con il più basso valore nazionale di mortalità infantile, (mediante il suffragio-farsa) quel popolo premiato all’Esposizione Internazionale di Parigi, nel 1856 quale terzo paese per lo Sviluppo Industriale al mondo, ebbene, in un popolo zotico, sporco accidioso, coleroso e perfino emigrante et cetera. Una stupefazione! E’ veramente difficile digerire. Quei guappi sparsi e disorganizzati vennero istruiti per farne un esercito sul territorio, tra la gente, per controllare le popolazioni e lasciar passare l’Unità. A Napoli non fu sparato un colpo. Da allora si strutturarono come uno Stato Alleato a cui vennero assegnati incarichi pubblici. Impararono a penetrare la società e avemmo la “camorra” ( lo stesso accadde in Sicilia) che dall’allora ammorba anche il nord. Chi di crimine ferisce di crimine perisce.
Siamo, tuttavia, stanchi di essere assistiti e non vogliamo alcun aiuto e di nessun genere.
Il nostro federalismo è la nostra vera autonomia ( senza separatismi di sorta) e la nostra libertà. Lasciateci stare o ridateci la verità.
La prego professore, aggiunga sui suoi scaffali non dico i Gramsci, i Salvemini, i Nitti, ma almeno il Napoleone Colajanni, Guido Dorso, “la rivoluzione meridionale) Don Sturzo, “Pro e contro il Mezzogiorno” ( 1903), in “Mezzogiorno e classe dirigente” Nicola Zitara, “Nascita di una colonia” Rosario Villari e perfino quel Giustino Fortunato, unitarista d’hoc ma che seppe intercettare cause precipue sulle miserie del Mezzogiorno con “ Il Mezzogiorno e lo Stato italiano, discorsi politici, Laterza 1911” fino ai non ultimi D. Elazar, Alexander Hamilton e James Madison, “Il federalista, - Claudia Petraccone “Le due Italie.” “La questione meridionale tra realtà e rappresentazione” Ciano, Gigi Di Fiore, Pino Aprile, Roberto Saviano, Gianfranco Viesti - Conferenza Episcopale Italiana, “Per un Paese solidale. Chiesa e Mezzogiorno”, febbraio 2010, in
http://www.cei.it/
Beppe De Santis e tantissimi altri.
Volevo invitarLa a Gaeta. Ho qualche dubbio che possa insozzarsi o infettarsi il genoma di oggi con qualche virus di quelli che colpiscono il DNA. Stia a casa con il Suo Uèuè, e resti convinto che noi non indugiamo a rimanere italiani. Alla festa non veniamo, … sa, “ ‘a casa ncè succieso ‘na disgrazia” Ma, poi, passa e ci divertiremo pure noi.

Suo affezionato lettore Bruno Pappalardo
PS: se dovesse mai leggermi, perdoni la lungagnata.

La risposta di ieri in serata (dalla segreteria di Veneziani) è stata "E' inutile sprecare parole per un'acida risposta a chi cerca di comporre le ragioni del sud con le ragioni dell'unità nazionale. Si tenga il suo rancore. Saluti"
Stamani con il titolo " Così lo scrittore-attore vince il derby dei pacioni" un chiaro ed ennesimo attacco a Roberto Saviano intervenuto ieri alla manifestazione contro B. per le sue improbabili dimissioni.
Ho risposto: Gentile segretaria di Veneziani, ringrazio il professore per la bella lezione;...ho qualche dubbio che la mia e-mail sia stata letta da Veneziani, ma sappiamo che oggi dobbiamo parlare ai filtri o alte mura o solo in tivù. In breve, ( per l' articolo di stamani, 6 febbraio c.a) si tenga pure il suo RANCORE per Saviano !

Bruno Pappalardo Partitodel Sud - Napoli